Recensione: Roya
- BERLINALE 2026: Il secondo lungometraggio di Mahnaz Mohammadi ritrae la resistenza di una donna iraniana in carcere, fondendo l’urgenza politica con una potente profondità psicologica

Diretto da Mahnaz Mohammadi, ora al suo secondo lungometraggio, Roya [+leggi anche:
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scheda film] partecipa alla sezione Panorama della Berlinale di quest'anno. Il film è una coraggiosa storia di resistenza incentrata su una donna iraniana di nome Roya (Melisa Sözen), imprigionata nel carcere di Evin a Teheran per le sue convinzioni politiche.
Di fronte alla scelta tra una confessione forzata e la reclusione nella sua cella di tre metri quadrati, Roya deve anche lottare per i rapporti con la sua famiglia, affrontando traumi che vanno oltre la persecuzione politica. È possibile che il destino della protagonista sia ispirato alla vita stessa di Mohammadi, considerando che ha trascorso anni lavorando come regista e attivista per i diritti delle donne in Iran e ha dovuto affrontare restrizioni simili alla sua libertà di parola.
Oltre ai temi importanti e potenti che affronta, Roya beneficia di un'eccellente fotografia e di un lavoro di ripresa altamente innovativo. I primi venti minuti del film sono sorprendenti: la prospettiva in prima persona di ciò che sta accadendo a Roya ricorda una versione distorta di Enter the Void [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film] di Gaspar Noé, ma con una risonanza politica più densa e umana, intrisa della storia del Paese. Le scelte di illuminazione del film si rivelano molto efficaci, nonostante la loro semplicità. In netto contrasto con i toni gialli aspri e troppo accesi che circondano i suoi persecutori, la luce pura e diretta che illumina Roya diventa essa stessa una dichiarazione.
Al di là delle scelte di produzione, alcune scene sono fondamentali per una lettura metaforica della storia. In una scena, ad esempio, Roya, nel suo stato di alienazione, sta tagliando delle cipolle e finisce per tagliarsi le dita. In questo momento semplice ma potente, Mohammadi trasmette un significato stratificato che arricchisce la narrazione non lineare, muovendosi tra sequenze oniriche e dure realtà e coinvolgendo maggiormente il pubblico nella storia della donna.
Il film è necessario, ma non è facile da guardare. Con questo intendiamo dire che i temi esplorati dal film sono intensi, non che la sua realizzazione sia in qualche modo ostile al pubblico. Infatti, nonostante la difficoltà dell'argomento trattato, Roya è un film piacevole da seguire, in cui è facile perdersi, ed è estremamente ben realizzato e montato. I registi iraniani - in questo caso rappresentati da Mohammadi - stanno dimostrando di essere più che capaci di produrre opere che raggiungono vette psicologiche attraverso le implicazioni politiche delle loro trame, pur essendo degne di nota anche dal punto di vista della produzione.
Nel complesso, Roya è una storia potente raccontata in modo originale ed efficace. È adatta al grande pubblico pronto ad affrontare i temi più impegnativi del film, mentre l'interpretazione della protagonista da parte di Sözen conferisce ulteriore forza e credibilità. Opere come questa ci ricordano che le dichiarazioni politiche possono andare di pari passo con la qualità audiovisiva e ottenere comunque un risultato trionfale.
Roya è prodotto dalla tedesca PakFilm e dalla ceca Media Nest, in coproduzione con Amour Fou Luxembourg e Filminiran. Le vendite nel mondo sono a cura della francese Totem Films.
(Tradotto dall'inglese)
Photogallery 16/02/2026: Berlinale 2026 - Roya
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© 2026 Dario Caruso for Cineuropa - dario-caruso.fr, @studio.photo.dar, Dario Caruso
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