email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

BERLINALE 2026 Panorama

Recensione: Prosecution

di 

- BERLINALE 2026: Faraz Shariat torna con un rovente atto d'accusa contro la cosiddetta oggettività dello Stato, in un thriller che ha per protagonista la figura più tosta del festival

Recensione: Prosecution
Chen Emilie Yan in Prosecution

Dopo essere stata bersaglio di un incendio doloso da parte di un gruppo di neonazisti nella fittizia cittadina di Neuwerda, nella Germania meridionale, la procuratrice (e pseudo alt-girl) Seyo Kim è consumata dalla rabbia; ma invece di arrendersi, ne esce con un wolf cut ai capelli, un porto d’armi, una Dodge Challenger nera opaca e una sete di vendetta. A darle vita è l’esplosiva esordiente Chen Emilie Yan: Seyo diventa una tosta giustiziera del popolo nel secondo lungometraggio del vincitore del Teddy Award Faraz Shariat, Prosecution [+leggi anche:
intervista: Faraz Shariat
scheda film
]
, presentato in prima mondiale al Panorama della Berlinale, che mescola dramma giudiziario-legale e thriller per dar vita a un film che vi farà giustamente infuriare.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Diventata pubblico ministero con l’idea di usare l’autorità dello Stato a fin di bene, Seyo decide di portare il suo caso di incendio doloso in tribunale, ora dall’altra parte del tavolo. Rappresentata da Alexandra Tiedemann (la vincitrice dell’Orso d’argento Julia Jentsch), che la procura considera di solito una seccatura, passa alla modalità investigatrice a tutto campo, anche quando il pezzo grosso Forsch (Arnd Klawitter) le intima di non farlo. Comincia a rintracciare le vittime di attacchi neonazisti, a raccogliere prove digitali dai forum dell’estrema destra e persino a introdursi negli archivi della procura in cerca di insabbiamenti, con l’esitante aiuto della sua collega tedesco-turca e solidale, Ayten (Alev Irmak).

Seyo intesse una vasta rete di collegamenti finché questa non inizia a divorarla, con grande preoccupazione del suo partner, Min-su (Kotbong Yang). Più scopre, con sgomento, più la pretesa oggettività del sistema comincia a sgretolarsi. Nei momenti più introspettivi del film, Shariat inserisce frammenti di una lugubre colonna sonora orchestrale di Gabríel Ólafs, giustapposti al minaccioso rombo della nuova auto sportiva di Seyo (con sound design di Henning Hein), come per scuoterci dal nostro stato passivo. Anche le parole pronunciate in aula hanno un certo riverbero sonoro, una scelta stilistica che consente a queste scene di catturare completamente l’attenzione dello spettatore, mentre la messa in scena sobria ci permette di concentrarci sulle complessità della deliberazione legale.

“Abbiamo il sistema legale più oggettivo al mondo”, dice il superiore di Seyo, Quant (Sebastian Urzendowsky), ma per lei questo ragionamento non basta più. Anzi, l’oggettività è una frode, ed è anche compito nostro usare il sistema contro se stesso per combattere l’ingiustizia. In questo senso, Prosecution è chiaramente un film del nostro tempo, mentre il mondo inizia a fare i conti con le strutture sociali e governative in cui ci viene detto di riporre la nostra fiducia. L’attenzione costante di Shariat nel mettere al centro una persona queer di colore come protagonista – qui una giovane donna tedesco-coreana queer – ci ricorda anche che potrebbe toccare a chiunque di noi trovarsi in una posizione simile. Siamo qui, dice, e questo è un fatto, non un argomento di discussione.

La sceneggiatrice di Elbow [+leggi anche:
recensione
intervista: Aslı Özarslan
scheda film
]
, Claudia Schaefer, firma la sceneggiatura con il supporto di Sun-Ju Choi e Jee-Un Kim, rispettivamente esperta di antirazzismo e giurista – e si vede. La specificità dei dialoghi legali fa la differenza nel creare una cornice credibile in cui gli elementi del thriller possano operare pur rimanendo profondamente in contatto con la realtà del sistema giuridico tedesco. Da qui, Shariat inizia a buttare la cautela al vento, lasciandosi alle spalle un po' di concretezza nella seconda metà del film, dove forse la punizione per le azioni di Seyo sembra incredibilmente leggera (o forse no, a seconda di come si guarda al sistema stesso). Ma a questo punto, ci ha già agganciati al suo treno in corsa, trascinandoci furiosamente nel viaggio.

Prosecution è una produzione della berlinese Jünglinge Film GmbH. New Europe Film Sales cura le vendite internazionali.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy