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BERLINALE 2026 Premi

Yellow Letters di İlker Çatak si aggiudica l'Orso d'oro alla 76ma Berlinale

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- BERLINALE 2026: L'edizione di quest'anno ha visto trionfare anche Salvation di Emin Alper, Queen at Sea di Lance Hammer e Everybody Digs Bill Evans di Grant Gee

Yellow Letters di İlker Çatak si aggiudica l'Orso d'oro alla 76ma Berlinale
İlker Çatak (centro) con il suo Orso d'oro per Yellow Letters (© Richard Hübner/Berlinale)

La 76ma edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino (12-22 febbraio) si è conclusa con la tradizionale cerimonia di premiazione al Berlinale Palast, condotta da Désirée Nosbusch. L'attrice lussemburghesea ha invitato per prima sul palco la direttrice del festival Tricia Tuttle, che ha ammesso come le forti reazioni attorno all’edizione di quest’anno dimostrino quanto la Berlinale conti ancora, osservando che “rabbia, dolore e urgenza sono molto reali e appartengono alla nostra comunità”, e sottolineando che la critica e il dibattito sono parte integrante della democrazia, prima di ricordare al pubblico che sono stati proiettati 276 film da 80 paesi e di lodare i cineasti che “rischiano così tanto per realizzare i loro film”. Tuttle ha inoltre descritto il festival come “uno spazio in cui la complessità può esistere e in cui possiamo umanizzarci a vicenda”.

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La giuria del concorso internazionale, presieduta da Wim Wenders, ha assegnato l’Orso d’oro per il miglior film a Yellow Letters [+leggi anche:
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intervista: Ilker Çatak
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di İlker Çatak, che Wenders ha definito un film che esamina “il linguaggio politico del totalitarismo contrapposto al linguaggio empatico del cinema”, aggiungendo che sembra una terrificante premonizione di qualcosa che potrebbe accadere in qualsiasi paese. “Ero preparato, ma ancora non so cosa dire”, ha dichiarato il regista prima di ricordare una scena di Yellow Letters in cui ex compagni discutono pur condividendo gli stessi ideali liberali. Ha aggiunto che gli ha ricordato le recenti tensioni a Berlino, e ha esortato gli artisti a non volgersi gli uni contro gli altri: “Non siamo nemici; siamo alleati. La vera minaccia è fuori: gli autocrati, i partiti di estrema destra, coloro che vogliono distruggere il nostro stile di vita”. Ha rivelato inoltre di aver preparato un discorso molto più politico ma di aver deciso di non pronunciarlo, perché altri avevano già “detto le cose giuste”, concludendo che il film dovrebbe parlare da sé e dedicando il premio a Seyfi Teoman.

L’Orso d’argento Gran Premio della giuria è andato a Salvation [+leggi anche:
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intervista: Emin Alper
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di Emin Alper, che il giurato Reinaldo Marcus Green ha definito capace di affrontare “la logica devastante della paura” senza spettacolarizzazione. Alper ha ringraziato cast e troupe ed espresso solidarietà alle persone che vivono sotto oppressione, affermando che coloro che soffrono a Gaza, in Iran e nelle regioni curde erano “non soli”.

L’Orso d’argento Premio della giuria è stato assegnato a Queen at Sea [+leggi anche:
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intervista: Lance Hammer
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di Lance Hammer, definito dalla giurata Hikari “un'opera d'arte che pone domande difficili sulla dignità, la privacy e i diritti umani”. Hammer ha ringraziato cast e partner, e ha scherzato dicendo che intendeva ringraziare la Berlinale per prima ma si è sentito sopraffatto, prima di dedicare il premio alla sua famiglia.

L’Orso d’argento per la miglior regia è andato a Grant Gee per Everybody Digs Bill Evans [+leggi anche:
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intervista: Grant Gee
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, con il regista che ha osservato come dirigere la finzione per la prima volta si sia rivelato più facile del previsto, suggerendo che gran parte del lavoro è “la gestione del talento delle persone… purché si scelgano quelle giuste e si dia loro un buon campo di gioco”.

L’Orso d’argento per la miglior interpretazione protagonista è andato a Sandra Hüller per il suo ruolo in Rose [+leggi anche:
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, lodata dalla giuria per aver restituito la profondità emotiva e narrativa del film. Hüller ha detto di sentirsi “impreparata, come al solito”, ma ha ringraziato la sala piena di persone “che sanno dire la verità”.

L’Orso d’argento per la miglior interpretazione non protagonista è andato congiuntamente a Tom Courtenay e Anna Calder-Marshall per Queen at Sea, con la giurata Bae Doona che ha spiegato che le loro interpretazioni erano inscindibili e che la giuria ha votato all'unanimità per la loro “verità straziante” e “sinergia completa”.

L’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura è stato consegnato a Geneviève Dulude-De Celles per Nina Roza [+leggi anche:
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intervista: Geneviève Dulude-de Celles
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, che la giuria ha elogiato per il suo “incredibile uso del silenzio e l'onestà cruda”.

L’Orso d’argento per lo straordinario contributo artistico è andato al documentario statunitense Yo (Love Is a Rebellious Bird) di Anna Fitch e Banker White, descritto dal giurato Shivendra Singh Dungarpur come un “monumentale atto d'amore” e “un'ode all'amicizia attraverso decenni e continenti”.

La giuria di Perspectives – composta da Sofia Alaoui, Frédéric Hambalek e Dorota Lech – ha segnalato Forest High [+leggi anche:
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intervista: Manon Coubia
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di Manon Coubia come suo coup de cœur, premiandone “il tono incantato e misterioso” con una menzione speciale, mentre Chronicles from the Siege [+leggi anche:
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intervista: Abdallah Al-Khatib
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di Abdallah Al-Khatib è stato insignito del premio GWFF alla miglior opera prima per aver colto momenti umani e lampi di umorismo in un paesaggio apocalittico. Ritirando il riconoscimento, Al-Khatib ha detto di sentirsi in dovere di parlare della Palestina e ha espresso la speranza che un giorno possa esserci un festival del cinema a Gaza e in altre città palestinesi, aggiungendo che le persone che vivono sotto assedio dovrebbero sapere di non essere sole.

Tra gli altri riconoscimenti, il premio Berlinale per il miglior documentario è andato a If Pigeons Turned to Gold [+leggi anche:
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intervista: Pepa Lubojacki
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di Pepa Lubojacki, lodato per il suo approccio inventivo e la radicale empatia, con la regista che ha ricordato il percorso di sette anni dietro al film e ha detto che il premio significava che i suoi parenti emarginati erano finalmente “sotto i riflettori”. Inoltre, menzioni speciali sono andate a TUTU [+leggi anche:
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di Sam Pollard e Sometimes, I Imagine Them All at a Party [+leggi anche:
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di Daniela Magnani Hüller.

L’Orso d’oro per il miglior cortometraggio è stato assegnato a Someday a Child di Marie-Rose Osta, che ha detto che la visibilità della Berlinale è di grande importanza, parlando anche come “donna libanese” preoccupata per i bambini in Palestina e in Libano.

Infine, il premio Cupra Filmmaker è stato assegnato a Kleptomania di Jingkai Qu e l'Orso d’argento Premio della giuria è andato a A Woman’s Place Is Everywhere di Fanny Texier, descritto dalla giuria come una “delicata favola del luogo e dell'identità” ambientata a New York, che fonde personale e politico in un tenero flusso emotivo.

L'elenco completo dei premiati:

Concorso

Orso d'oro per il miglior film
Yellow Letters [+leggi anche:
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– İlker Çatak (Germania/Francia/Turchia)

Orso d'argento Gran Premio della giuria
Salvation [+leggi anche:
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intervista: Emin Alper
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– Emin Alper (Turchia/Francia/Paesi Bassi/Grecia/Svezia/Arabia Saudita)

Orso d'argento Premio della giuria
Queen at Sea [+leggi anche:
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intervista: Lance Hammer
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– Lance Hammer (Regno Unito/Stati Uniti)

Orso d'argento per la miglior regia
Grant Gee – Everybody Digs Bill Evans [+leggi anche:
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intervista: Grant Gee
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(Irlanda/Regno Unito)

Orso d'argento per la miglior interpretazione protagonista
Sandra Hüller – Rose [+leggi anche:
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(Austria/Germania)

Orso d'argento per la miglior interpretazione non protagonista
Tom Courtenay, Anna Calder-Marshall – Queen at Sea

Orso d'argento per la miglior sceneggiatura
Nina Roza [+leggi anche:
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intervista: Geneviève Dulude-de Celles
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– Geneviève Dulude-De Celles (Canada/Italia/Bulgaria/Belgio)

Orso d'argento per lo straordinario contributo artistico
Yo (Love is a Rebellious Bird) – Anna Fitch, Banker White (Stati Uniti)

Perspectives

Premio GWFF per la miglior opera prima
Chronicles from the Siege [+leggi anche:
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intervista: Abdallah Al-Khatib
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– Abdallah Alkhatib (Algeria/Francia/Palestina)

Menzione speciale
Forêt Ivre [+leggi anche:
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intervista: Manon Coubia
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– Manon Coubia (Belgio/Francia)

Premi non legati alle sezioni

Premio Berlinale al miglior documentario
If Pigeons Turned to Gold [+leggi anche:
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intervista: Pepa Lubojacki
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– Pepa Lubojacki (Repubblica Ceca/Slovacchia)
Menzione speciale
TUTU [+leggi anche:
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– Sam Pollard (Regno Unito)
Sometimes, I Imagine Them All at a Party [+leggi anche:
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– Daniela Magnani Hüller (Germania)

Berlinale Shorts

Orso d'oro per il miglior cortometraggio
Someday a Child – Marie-Rose Osta (Francia/Romania/Libano)

Orso d'argento Premio della giuria
A Woman’s Place is Everywhere – Fanny Texier (Stati Uniti)

Premio Cupra Filmmaker
Kleptomania – Jingkai Qu (Cina)

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(Tradotto dall'inglese)

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