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GLASGOW 2026

Recensione: Effi o Blaenau

di 

- Il film drammatico in lingua gallese di Marc Evans segue una giovane donna alle prese con difficoltà economiche e le falle del sistema sanitario, fondendo critica sociale e umorismo

Recensione: Effi o Blaenau
Leisa Gwenllian in Effi o Blaenau

Diretto da Marc Evans (Mr Burton [+leggi anche:
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), Effi o Blaenau ha celebrato la sua prima mondiale al Festival di Glasgow. Uscirà nelle sale del Regno Unito e dell’Irlanda il 19 giugno, distribuito da MetFilm Distribution, e sarà trasmesso su S4C, Clic e iPlayer alla fine di quest’anno.

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Adattato dal monodramma di Gary Owen Iphigenia in Splott, classico teatrale contemporaneo ispirato a Ifigenia, l’eroina tragica della mitologia greca, il film si concentra su Effi (Leisa Gwenllian), una giovane donna costretta a sperimentare in prima persona il costo personale delle carenze sociali. Vive in una cittadina a prevalente tradizione mineraria, dove la crisi economica ha colpito tutti: i pub chiudono e le persone anziane, come sua nonna, sono costrette a trovare lavoretti per integrare la pensione. E soprattutto, i giovani come lei hanno poche prospettive per il futuro, con limitate opportunità di lavoro, in particolare nell’area rurale del Nord del Galles di Blaenau Ffestiniog.

In questo paesaggio cupo, l’incontro con il soldato ferito Lee (interpretato da Tom Rhys Harries) porta una boccata d’aria fresca e permette a Effi di intravedere qualcosa che vada oltre la sua quotidianità, fatta di feste alcoliche, postumi di sbronze e pasti pronti scaldati al microonde. Sfortunatamente per lei, questa nuova avventura la trascinerà in un mondo a lei sconosciuto, mettendo a nudo la crisi sociale del sistema sanitario, con conseguenze dirette sulla sua vita.

Il film è molto semplice, ma efficace. La storia scorre relativamente in fretta e non mancano piccoli e grandi colpi di scena per mantenere viva l’attenzione del pubblico. L’interpretazione di Gwenllian è genuina, ruvida, realistica e coinvolgente. Forse nel copione ci sono passaggi fin troppo bruschi, che rendono l’introspezione di Effi un po’ superficiale, con un andamento lievemente irregolare. In un certo senso, si potrebbe sostenere che sia il ritmo stesso della vita a scorrere così, soprattutto a quell’età e in una fase frenetica come quella qui raffigurata.

Tecnicamente, Effi o Blaenau è complessivamente discreto, ma un po' troppo semplificato. La fotografia di Eira Wyn Jones è molto ben congegnata, ma l’uso accentuato delle tonalità – in particolare il blu e il verde – lascia intuire una correzione del colore che indulge un po’ troppo nell’immagine stereotipata della campagna britannica, generando una lieve sensazione di artificialità. Tuttavia, le scintillanti feste a cui Effi prende parte nella prima parte del film offrono un contrappunto, pur mantenendo questa palette cromatica fin troppo semplicistica.

Nel complesso, il lavoro di Evans è ben costruito ed efficace. Il personale e il sociale si intrecciano ed Effi emerge come un personaggio a tutto tondo e moralmente eroico, nonostante la prima impressione che dà al pubblico. Il film è, in definitiva, una riflessione su diversi aspetti della società attraverso lo sguardo di una giovane donna, e la storia è raccontata con un tono insieme tragico e divertente. Infine, la decisione di girare in lingua gallese, anziché optare per l’inglese, scelta più sicura e scontata, rafforza l’elemento di critica sociale e si rivela una scelta molto fresca.

Effi o Blaenau è coprodotto da S4C, S4C International, Creative Wales e Tarian Films. Le vendite internazionali sono affidate a S4C International.

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(Tradotto dall'inglese)

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