Recensione: Mariinka
- Pieter-Jan De Pue ha trascorso 10 anni seguendo i giovani della regione di Mariinka, nell'Ucraina orientale, in un documentario edificante e cinematograficamente impressionante

Pieter-Jan De Pue ha presentato in apertura (e in concorso) della 23ma edizione del CPH:DOX il suo nuovo film, Mariinka [+leggi anche:
intervista: Pieter-Jan De Pue
scheda film]. Il regista fiammingo si è fatto conoscere con il suo primo lungometraggio, The Land of the Enlightened [+leggi anche:
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scheda film], vincitore del Premio speciale della giuria per la miglior fotografia al Festival di Sundance, che già immergeva il pubblico in una zona di guerra, nel cuore del regime dei talebani. Da questo punto di vista, Mariinka si presenta come una prosecuzione logica del suo lavoro cinematografico, tanto sul piano estetico (entrambi i film sono stati girati in 16mm) quanto su quello tematico. È stato proprio un tecnico riservista dell’esercito ucraino, incontrato durante le riprese del primo film, a trascinare il cineasta in questo Paese.
Mariinka si apre con inquadrature ampie sui vasti orizzonti dei Carpazi. Una giovane donna, immersa nella natura montana, racconta la storia di una madre i cui due figli partono per la guerra, su fronti opposti. Due fratelli nemici. Forse si può pensare che la madre della fiaba simboleggi l’Ucraina. La giovane prende parte a un rituale folkloristico e poi, all’improvviso, la ritroviamo in mimetica, soldatessa in un’unità medica dell’esercito. Natacha è una delle protagoniste di Mariinka, che, attraverso il ritratto di un luogo cancellato dalle mappe dai bombardamenti russi, traccia anche quello di una gioventù ucraina che vive nel cuore e nella carne la quotidianità della guerra.
Il racconto inizia nel 2016. Il conflitto è già nella testa di tutti. Da due anni il Donbass, e in particolare Donetsk, è al centro di uno scontro armato tra separatisti filorussi ed esercito ucraino. Questo conflitto mette radici fin dentro le famiglie. Il film segue le traiettorie di quattro fratelli, quattro orfani separati dalla Storia. Il più giovane, Daniil, diventa Samuel quando viene adottato da una famiglia del Mississippi. Lo vediamo crescere dall’altra parte del mondo, mantenendo un contatto fragile ma tenace con i suoi fratelli. Mentre vediamo il suo corpo trasformarsi e americanizzarsi, lo osserviamo giocare alla guerra nel bosco o alla console, come se non potesse sfuggirle. Mentre uno dei suoi fratelli, su una sedia a rotelle, affronta a fatica la quotidianità, gli altri due si affrontano tra loro, uno dalla parte dei russi, l’altro nell’esercito ucraino. Ultima protagonista del racconto, Angela è una figura improbabile, una contrabbandiera che percorre la linea del fronte in bicicletta per far passare merci tra le più disparate: da un busto di Lenin a un cavallo da corsa, da munizioni a persino un neonato, da un lato e dall’altro della frontiera.
Mariinka è un film di fantasmi: quello di questa città devastata, e anche quelli degli adulti "normali" che i suoi protagonisti non diventeranno, con destini stravolti dalla guerra. Ciascuno ne porta le cicatrici e, tuttavia, porta in sé anche una speranza, per quanto tenue, come forza motrice. Immergendoci nel cuore dei combattimenti, grazie all’accuratissimo lavoro sul sound design e alla forza delle immagini girate al fianco dei protagonisti al fronte, o ancora dall’alto attraverso stupefacenti immagini di drone, Mariinka lascia che accada l'inaspettato, rivelando spesso la sua poesia, il tutto mentre ci racconta la storia ricorrente di una guerra mortale e intestina.
Mariinka è prodotto da Savage Film (Belgio) e da Pieter-Jan De Pue, in coproduzione con Submarine (Paesi Bassi), Gebrüder Beetz Filmproduktion (Germania), Dark Riviera (Svezia) e Naoko Films (Belgio). Le vendite internazionali del film sono affidate a Films Boutique.
(Tradotto dal francese)
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