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FILM / RECENSIONI Belgio

Recensione: Clean

di 

- Koen Van Sande debutta con un mix ben ritmato di tensione e intimità, seguendo un agente di polizia che combatte il traffico di droga mentre ha a che fare con il fratello eroinomane

Recensione: Clean
Tibo Vandenborre (a sinistra) e Vincent Van Sande in Clean

Il film d'esordio di Koen Van Sande, Clean, che ha chiuso di recente il Festival di Ostenda, è stato presentato in anteprima nella sezione Avant-première. L’uscita nelle sale belghe è fissata per l’11 marzo, distribuito da KFD - Kinepolis Film Distribution.

Nel film, Mathieu (Tibo Vandenborre) è un ambizioso commissario di polizia che lavora con l’unità antidroga di Bruxelles, in lotta contro spacciatori e corrieri della droga. Mentre la sua quotidianità ruota attorno al contrasto alla piaga della droga, suo fratello Timo (Vincent Van Sande) soffre di una grave dipendenza da eroina e, per salvarlo, Mathieu lo protegge dal mondo esterno. È convinto che solo un rigido isolamento possa aiutarlo a superare la dipendenza. La trama si ispira alla storia reale di Peter Muyshondt, che supervisionava la presenza della polizia al festival musicale Tomorrowland e che, dopo aver perso il fratello per l’eroina, è diventato un attivista contro la guerra alla droga.

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Questo lungometraggio d’esordio belga poggia senz’altro su una trama intrigante, anche se forse già vista troppe volte: la lotta interiore di un uomo diviso tra dovere e interessi personali è stata rappresentata in molti modi diversi in ogni ambito artistico, e si è dimostrata efficace. Il vero traguardo, oggi, è riuscire ad aggiungere qualcosa in più a quell’elemento narrativo e far sentire al pubblico che gli si sta raccontando qualcosa di sufficientemente nuovo e interessante da giustificare l’operazione. In questo senso, Clean evita tale rischio costruendo una storia ben ritmata che riesce a catturare l'attenzione dello spettatore, nonostante l'evidente conflitto al suo centro. Talvolta, piuttosto che ricorrere a trame troppo complicate, i registi dovrebbero imparare l'arte di assemblare elementi semplici in un flusso armonioso. Il lavoro di Van Sande compie qualcosa di notevole in tal senso, considerando che si tratta del suo primo tentativo alla regia di un lungometraggio. 

Dal punto di vista tecnico, Clean è realizzato con grande cura, ma l’impressione di trovarsi di fronte a un film per la tv affiora più di una volta. Forse questo non va considerato un aspetto negativo: significa che il film potrebbe funzionare anche in altri contesti, tanto sul piccolo quanto sul grande schermo, ma implica anche che segua schemi codificati che, in più di un’occasione, gli impediscono di compiere una vera sperimentazione, che avrebbe giovato a una storia per certi versi convenzionale. Detto questo, la fotografia di Huyn De Grande e il sound design di Filip Jacobs meritano una menzione.

Nel complesso, il film scorre con facilità, e i suoi 104 minuti risultano densi e dal ritmo serrato. Oltre alla tensione che conferisce al film un'atmosfera da film d'azione, la sceneggiatura, co-scritta dal regista con Daniel Lambo e Jacques Boon, permette anche al racconto di procedere in modo più morbido, prestando particolare attenzione alle cause fisiologiche della dipendenza. L'approccio alla rappresentazione dei due fratelli è interessante, così come la mancanza di giudizio nei confronti del personaggio di Timo. Ne risulta una storia stratificata e compiuta, capace di soddisfare le aspettative di pubblici diversi.

Clean è una produzione Cartouche (Belgio), in coproduzione con Popocatepetl e BNP Paribas Fortis Film Finance. I diritti di vendita internazionali sono ancora disponibili.

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(Tradotto dall'inglese)

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