Recensione: We Are Stardust
- Il documentario di Elisabeth Rasmussen segue un musicista trasformatosi in scienziato dilettante, la cui ricerca di micrometeoriti nella polvere urbana si trasforma in un inno alla curiosità

Il lungometraggio documentario d’esordio della cineasta norvegese Elisabeth Rasmussen, We Are Stardust [+leggi anche:
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scheda film], approda nel concorso Newcomers del Festival internazionale del documentario di Salonicco di quest’anno come una riflessione coinvolgente e insospettabilmente divertente su curiosità, perseveranza e le origini cosmiche dell’umanità. Unendo scienza, narrazione personale e un tocco di fascino eccentrico, il film esplora l’insolito percorso di Jon Larsen, musicista jazz norvegese diventato scienziato dilettante che sostiene di aver scoperto micrometeoriti, o “polvere di stelle”, nei luoghi più prosaici: le grondaie e i tetti del nostro pianeta.
Per decenni, astronomi e ricercatori hanno speso somme ingenti alla ricerca di tracce di materiale cosmico in tutto l’universo. L’approccio di Larsen, al confronto, è semplice in modo disarmante. Armato di poco più di una scopa, una calamita e un microscopio, ha passato anni a setacciare la polvere urbana in cerca di particelle microscopiche che potrebbero aver viaggiato per milioni di chilometri nello spazio prima di posarsi silenziosamente sulla Terra. I suoi risultati, tuttavia, vengono inizialmente accolti con scetticismo e perfino derisione da parte della comunità scientifica.
Il film di Rasmussen segue la ricerca anticonvenzionale di Larsen, ampliando gradualmente lo sguardo per esplorare questioni più ampie sulla curiosità scientifica, la conoscenza e l’impulso umano a comprendere il nostro posto nell’universo. La regista stessa diventa una presenza discreta all’interno del racconto, attratta dal mondo di Larsen e al contempo intenta a riflettere sulla propria ricerca di identità e sul legame con la sua eredità sami. Questo doppio punto di vista conferisce all’opera una dimensione sommessamente personale senza mai sovrastarne il nucleo scientifico.
Uno dei maggiori punti di forza del film risiede nel tono. Invece di adottare la solennità spesso associata ai documentari scientifici, la Rasmussen opta per un approccio giocoso e accessibile che mette in primo piano la gioia della scoperta. Larsen si rivela una guida ideale: carismatico, eloquente e animato da un entusiasmo contagioso che colma il divario tra arte e scienza. Il suo background di musicista jazz rafforza l’idea centrale del film, ovvero che creatività e indagine scientifica non siano forze opposte, bensì modalità complementari di relazione con il mondo.
Dal punto di vista visivo, We Are Stardust è sorprendentemente curato. I direttori della fotografia Jannicke Mikkelsen e Jason Leeds firmano immagini cristalline che oscillano tra riprese osservative intime e ampie prospettive cosmiche. Le immagini al microscopio delle particelle meteoriche si trasformano in sequenze visive ipnotiche, permettendo al pubblico di cogliere insieme la scala e lo stupore della scoperta di Larsen. Il film beneficia probabilmente del suo lungo periodo di gestazione, che si traduce in un ricco mosaico di materiale accuratamente modellato in sala di montaggio.
Il paesaggio sonoro eleva ulteriormente l’esperienza. La maestosa partitura strumentale del compositore danese Philip Owusu, intrisa di sottili influenze jazz, accompagna la narrazione con calore e profondità emotiva. Amplifica il senso di meraviglia del film, mantenendo al contempo un ottimismo discreto che rispecchia l'incrollabile fiducia di Larsen nel suo lavoro. Sul grande schermo, musica e immagini si fondono per creare un’esperienza cinematografica che appare ben più grande delle umili origini del suo soggetto.
In definitiva, We Are Stardust centra il bersaglio non perché provi o smentisca le affermazioni di Larsen, ma perché celebra lo spirito d’indagine che anima sia la scienza sia l’arte. Il promettente esordio di Rasmussen ci ricorda che la scoperta spesso non nasce da strumenti miliardari puntati verso galassie lontane, bensì dal semplice gesto di osservare da vicino il mondo sotto i nostri piedi.
We Are Stardust è prodotto dalla norvegese Wonderline Productions insieme alla danese CFC Short & Doc.
(Tradotto dall'inglese)
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