Recensione: Cobijo
- Adrián Silvestre ci presenta una casa in Guatemala per rifugiati LGBTQ+ dove non solo è possibile formare una famiglia, ma anche essere sé stessi

Madai, Shanel, Rosmer e Victoria sono quattro giovani queer che sono fuggiti dai loro paesi d’origine in Sudamerica (Colombia e Venezuela) in cerca di un futuro migliore negli Stati Uniti. Tuttavia, i loro sogni si sono scontrati con le politiche migratorie della superpotenza e si sono infranti a metà strada, in un rifugio in Guatemala, dove si sono reinventati e hanno costruito una casa. È questo il tema di Cobijo [+leggi anche:
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Come in Sedimentos, Silvestre si è unito a un gruppo di persone che si spogliano emotivamente davanti alla sua macchina da presa per raccontare com’era la loro vita prima di arrivare a questo rifugio in Guatemala. Un passato che pesa (colmo di machismo, omofobia e violenza), ma di cui non vogliono liberarsi poiché, in fondo e nonostante tutto ciò che hanno sofferto, provano nostalgia per i loro luoghi e le loro famiglie d’origine.
Con qualche scena ricostruita, come le interviste che vengono fatte loro quando arrivano in questa istituzione, il resto del film consiste nel condividere con loro il quotidiano, tra conversazioni, pasti e momenti di festa, come un peculiare concorso di Miss Universo che organizzano con quattro stoffe, due corone e tanto umorismo. Perché, malgrado la durezza della loro situazione esistenziale, queste persone hanno trovato in questo rifugio una nuova casa, un luogo in cui sentirsi amati, protetti e accettati. Qui sono rinate per costruire quel futuro – traboccante di sogni e desideri – verso cui desiderano dirigersi.
Nessuno di questi individui segnati dalla sofferenza si è lasciato sopraffare dalla sconfitta o dalla frustrazione; al contrario, tutti desiderano ardentemente una vita migliore. “¡Deje el drama!” ("basta con i drammi") è il loro motto, che si ripete lungo la durata di questo documentario sulla resilienza, in cui ciò che è più drammatico e crudele risuona come un eco, ma resta fuori campo.
Con questo film sensibile, inclusivo ed empatico Silvestre vuole far conoscere – e rivendicare senza artifici – questi centri di accoglienza che, grazie al sostegno di alcune organizzazioni solidali, fungono da autentica casa per persone ferite, escluse e sradicate, bisognose di protezione e di supporto emotivo. Perché in un mondo tanto convulso, imprevedibile e mutevole come quello attuale, chiunque può finire per soffrire qualcosa di simile a ciò che hanno vissuto i quattro protagonisti di questo film.
Cobijo è una produzione di Adrián Silvestre Films; le vendite internazionali sono affidate all’agenzia Utopía Docs.
(Tradotto dallo spagnolo)
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