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VILNIUS 2026

Recensione: The Fires

di 

- Il lungometraggio d’esordio della cineasta islandese Ugla Hauksdóttir mescola azione e mélo romantico in un disaster movie radicato nella realtà delle sue terre vulcaniche d’origine

Recensione: The Fires
Vigdís Hrefna Pálsdóttir e Pilou Asbæk in The Fires

Chiunque abbia immaginato una vacanza in Islanda tra geyser e paesaggi mozzafiato potrebbe ripensarci dopo aver visto The Fires, presentato di recente in anteprima al Kino Pavasaris di Vilnius, all'interno del concorso SMART7 (leggi la news). Paradossalmente, il film potrebbe arrecare al turismo islandese proprio il danno che la squadra di sicurezza cerca di evitare non rivelando pubblicamente tutta la verità sull'attività vulcanica locale. Tratto dall'omonimo romanzo premonitore di Sigríður Hagalín Björnsdóttir, dopo la cui pubblicazione si è verificata una serie di eruzioni, e dedicato a chi ha perso la casa nei recenti eventi di questo tipo, The Fires nasce da una realtà già esistente: la minaccia costante rappresentata da imprevedibili tremori del suolo e da più profonde fluttuazioni degli strati della Terra sotto quest'isola al tempo stesso magnifica e minacciosa. La storia è avvolta in uno schema tipico del genere che, ovviamente, esagera la minaccia per ragioni di suspense e potrebbe dunque allontanare il pubblico, ma a prima vista potrebbe anche attirare gli amanti dell'adrenalina.

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In apertura, una bambina esplora la superficie magmatica, di colore grigio scuro, della sua terra natale insieme al padre (una fugace apparizione dell'iconico Ingvar Sigurðsson), narratore dalla parlantina sciolta. Nelle sequenze successive, la versione adulta della bambina, Anna (Vigdís Hrefna Pálsdóttir), che a quanto pare ha ereditato la sua passione per la vulcanologia, viene trascinata da persone ed elicotteri a valutare le minacce delle eruzioni. Tuttavia, le sue preoccupazioni e le sue scoperte vengono ridimensionate per evitare di scatenare il panico tra cittadini e visitatori. Sullo sfondo di un disastro imminente, sboccia anche una relazione segreta e appassionata con un fotografo misterioso e affascinante (Pilou Asbæk), che le tiene alto il morale in mezzo a un matrimonio stagnante. La chimica e la tensione tra i due crescono di pari passo con la lava che risale verso la cima del cratere e, al culmine, esplodono fuochi ed emozioni mentre saltano teorie e convinzioni comuni, trascinando con sé anche la logica della sceneggiatura.

La combinazione delle due linee narrative – il disastro naturale e quello familiare – è chiaramente concepita come una sorta di sincronizzazione tra il turbolento mondo interiore dell'eroina e la “natura non indifferente” (in senso eisensteiniano), ma è cucita troppo in fretta e finisce quindi per sfilacciarsi. Mentre esotismo e passione selvaggia vengono accostati a forza, campi lunghi e droni sorvolano questo paesaggio pericoloso e seducente in stile National Geographic, con feromoni che svolazzano ovunque, nel tentativo di creare un'atmosfera adrenalinica. Tuttavia, la storia d'amore è innestata in modo così artificiale che forse è proprio questo il motivo per cui alla fine non porta da nessuna parte, in netto contrasto con la struttura narrativa altrimenti più lineare. In definitiva, il film appare come un prodotto turistico nel suo approccio all'Islanda e plasmato da cliché abusati tipici del cinema mainstream, ma non offre l'esperienza davvero gratificante e catartica che gli spettatori in cerca di intrattenimento solitamente si aspettano.

The Fires è prodotto dall'islandese Netop Films, in coproduzione con la polacca Madants. Le vendite internazionali sono affidate alla britannica Bankside Films.

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(Tradotto dall'inglese)

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