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MALAGA 2026

Recensione: Mi querida señorita

di 

- Fernando González Molina rende omaggio al classico di Jaime de Armiñán attraverso un film festoso e giovanile, assertivo e che inneggia orgogliosamente all'intersessualità

Recensione: Mi querida señorita
Elisabeth Martínez in Mi querida señorita

Presentato in prima mondiale in concorso ufficiale al 29mo Festival di Malaga, Mi querida señorita è uno dei lungometraggi della manifestazione che ha suscitato maggiore attesa. In primo luogo, perché si tratta di una rivisitazione del film che nel 1972 valse al suo regista una candidatura all’Oscar per il miglior film straniero, Jaime de Armiñán, che allora contò su una sceneggiatura co-scritta con un altro genio in anticipo sui tempi, José Luis Borau, e su una star del botteghino come José Luis López Vázquez per incarnare la protagonista zitella; in secondo luogo, perché dietro questa rilettura non c’è soltanto Netflix, ma anche i produttori del momento Javier Ambrossi e Javier Calvo.

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Questi cineasti – che preparano l’uscita di La bola negra – hanno affidato a Fernando González Molina il compito di prendere le redini del nuovo Mi querida señorita, operazione destinata a un pubblico giovane che, probabilmente, non vedrà mai l’originale. Il regista navarro (che, oltre a vantare una riuscita carriera commerciale in cinema e televisione, ha girato nel 2018 il documentario a tematica gay The Best Day of My Life) ha trasferito l’azione della prima parte del film nella sua Pamplona natale – quella di Armiñán e Borau si svolgeva in Galizia – e ha inserito nella trama alcune sue esperienze personali come membro della comunità LGTBIQ+.

Proprio la lettera I (di intersessualità) dell’acronimo della comunità è quella che qui si rivendica grazie alla prima sceneggiatura della scrittrice trans Alana S. Portero (da non perdere il suo romanzo autobiografico La mala costumbre). Ma è proprio nella trama – troppo esplicativa, ridondante e appesantita da proclami – che questo film vacilla, imparentato con lo spirito festaiolo di altre opere nate dalla casa di produzione dei Javis.

In questa operazione, se nel 1972 fu un attore cisgender a incarnare la protagonista, ora si è scelto che a interpretarla fosse una persona intersex, la debuttante Elisabeth Martínez, affiancata da nomi di peso come Paco León, Anna Castillo e la recente vincitrice del Goya Nagore Aranburu

La storia presenta la ventenne Adela, figlia unica solitaria di una coppia conservatrice di una città di provincia, che trascorre i pomeriggi nel negozio di antiquariato di famiglia, segnata dall’iperprotezione della madre e dal silenzio sulla sua intersessualità, per la quale è discriminata socialmente. La sua amicizia con un prete gay, il ritorno da Londra di un amico e l’irruzione nella sua routine di una frizzante fisioterapista lesbica spingono Adela in un viaggio alla ricerca di sé stessa, da Pamplona a Madrid, dove potrà essere la persona che desidera davvero.

Condita di ammiccamenti ai lavori di Almodóvar e camei di riferimenti LGTBIQ+ come il musicista Rodrigo Cuevas, la cantante La Prohibida o la stessa Alana S. Portero, Mi querida señorita si erge come un inno all’amor proprio, necessario per imparare a volersi bene per quello che si è veramente, narrando al contempo una storia d'amore che non si adattava facilmente alle etichette obsolete di una Spagna che, a partire dal XXI secolo, ha iniziato ad accettare la diversità in tutte le sue forme.

Mi querida señorita è una produzione di Suma Content per Netflix, dove debutterà a partire dal 1º maggio, dopo l’uscita nelle sale cinematografiche spagnole il 17 aprile.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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