Recensione: Sauvons les meubles
- Con il suo primo lungometraggio di finzione, la pluripremiata scenografa Catherine Cosme immagina una famiglia scossa dai segreti che emergono in occasione di un lutto

Svelato lo scorso autunno al Festival internazionale del cinema di Saint-Jean-De-Luz, dove ha ricevuto il Premio della giuria dell'Unione francese dei critici cinematografici, Sauvons les meubles [+leggi anche:
intervista: Catherine Cosme
scheda film] di Catherine Cosme celebra la sua prima belga al Love International Film Festival de Mons in Competizione internazionale. Catherine Cosme si è fatta notare con due cortometraggi che hanno girato in tutto il mondo, Les Amoureuses (2015) e Famille (2018). Ma è soprattutto (per il momento) conosciuta in qualità di scenografa, poiché ha recentemente vinto il Premio César per la migliore scenografia per Lo sconosciuto del Grande Arco [+leggi anche:
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intervista: Stéphane Demoustier
scheda film] di Stéphane Demoustier. Passa dunque al lungometraggio con Sauvons les meubles, film che ha beneficiato del sostegno alle produzioni leggere del Centro del cinema e dell'audiovisivo della Federazione Vallonia-Bruxelles.
Il film racconta la storia di Lucile (Vimala Pons), fotografa parigina "hyper busy" costretta a prendersi una pausa per tornare in provincia al capezzale della madre (Guilaine Londez). Colpita da un cancro in recidiva, sembra che stia vivendo i suoi ultimi giorni. Ma mentre Lucile e il fratello Paul (Yoann Zimmer) cercano di mettere ordine nelle sue carte, scoprono che la loro madre ha in qualche modo condotto una doppia vita. Per anni, ha acceso innumerevoli prestiti a nome di Lucile: uno per una gita scolastica, un altro per rifornire le casse del negozio e un terzo per i suoi studi. Un circolo vizioso. La ragione vorrebbe che sporgessero denuncia contro di lei affinché Lucile non erediti i debiti oltre al dolore di aver perso la madre. Un atto salvifico ma simbolicamente violento, che verrebbe a chiudere la storia di una relazione madre/figlia caotica…
Ma quel gesto compiuto dalla madre, cosa significa? Alla luce di questa usurpazione d’identità, Lucile mette in discussione il legame che la unisce alla madre: cosa dice dell’amore che prova per lei? Mentre le ore trascorrono tra l'alcova della sua camera da letto e il sole accecante del piccolo villaggio del sud, apparentemente ignara del suo tormento, inizia a mettere in discussione tutto, il suo rapporto con il mondo e con la sua famiglia. Questa apparente incompatibilità tra la testarda Lucile, il cui linguaggio è costellato di anglicismi, e questa madre discreta che desidera più di ogni altra cosa mostrarsi forte. E questo padre, completamente smarrito, che sembra aver perso la testa scegliendo una cecità meno dolorosa del confronto. E soprattutto, la domanda più importante di tutte: tutto questo nasce dall'amore? È sicuramente questo che il film solleva: il modo spesso goffo in cui amiamo i nostri cari, commettendo errori, persino trasgressioni. In definitiva, è riconnettendosi con la sua identità più profonda, usando la fotografia per ricostruire i rapporti, che Lucile si avvicinerà a una verità che le è sempre sfuggita. Non sorprende che Vimala Pons, recentemente vincitrice del Premio César come miglior attrice non protagonista per L’Attachement [+leggi anche:
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intervista: Carine Tardieu
scheda film], riesca a incarnare i dubbi, la rabbia e il distacco di Lucile, mentre Guilaine Londez conferisce grande dignità all'enigmatico personaggio della madre.
Sauvons les meubles è prodotto da Hélicotronc (Belgio), e coprodotto da Tripode Productions (Francia) e Alva Film (Svizzera). Il film uscirà il prossimo 29 aprile in Belgio, distribuito da Brightfish, e sarà distribuito in Francia da New Story il prossimo 6 maggio.
(Tradotto dal francese)
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