Recensione: L'Étrangère
- Al suo secondo lungometraggio, Gaya Jiji affronta il tema dell'esilio attraverso un melodramma intimo che evita la retorica ma non sempre sfugge ai meccanismi convenzionali del genere

Selma fugge dalla Siria lasciando un figlio di sei anni e un marito scomparso nelle prigioni del regime di Bashar al-Assad. A Bordeaux lavora in nero in un bistrot mentre cerca di ottenere il diritto d'asilo. Quando incontra Jérôme, un avvocato che frequenta il locale, tra i due nasce qualcosa che va oltre la solidarietà. In concorso al Bergamo Film Meeting, L'Étrangère [+leggi anche:
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scheda film], secondo lungometraggio di Gaya Jiji sette anni dopo Mon tissu préféré [+leggi anche:
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scheda film], è un film che sceglie di raccontare l'esilio attraverso il registro del sentimento piuttosto che della denuncia sociale.
La regista siriana, che vive in Francia dal 2011, costruisce il suo racconto per ellissi. Non vediamo il viaggio attraverso l'Europa, solo frammenti del naufragio. Non assistiamo alle umiliazioni quotidiane della clandestinità, ma le intuiamo attraverso lo sguardo di Selma: diffidente, corazzato, incapace di abbassare la guardia. È un personaggio ostinatamente poco amabile, e questa è la scommessa più audace del film: mostrare una donna che non vuole essere lì, che non ha scelto la Francia come patria ma come purgatorio necessario, e che per questo non offre allo spettatore il conforto della gratitudine o della speranza facile.
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scheda film], abita questo personaggio con una tensione fisica che non si scioglie mai del tutto. Anche nei momenti di apparente serenità, una passeggiata, una cena, il corpo di Selma resta in allerta, pronto a ritirarsi. Di fronte a lei, Alexis Manenti (premio César come migliore rivelazione maschile per Les Misérables [+leggi anche:
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scheda film]) interpreta Jérôme con una naturalezza in sottrazione, come se il personaggio stesso faticasse a trovare il proprio posto nel film. Jérôme è un uomo perbene intrappolato in una vita comoda e anestetizzata, che vede in Selma la possibilità di un risveglio ma non sa — o non vuole — pagarne il prezzo.
Dopo aver costruito con cura un ritratto di donna restia a ogni condiscendenza, il film finisce per arrendersi ai meccanismi del melodramma. Il colpo di scena a metà percorso è immaginabile, e la seconda parte risulta dunque più prevedibile della prima. La sceneggiatura, firmata da Gaya Jiji con Sarah Angelini, Mehdi Ben Attia e Agnès Feuvre, non trova l’equilibrio perfetto tra l'urgenza personale e le convenzioni narrative del cinema d'autore europeo sui rifugiati.
Rimane la capacità della regista di guardare i propri personaggi senza giudicarli. Non c'è traccia di poverty porn: i siriani che accolgono Selma le impongono le loro regole, l'avvocato francese è generoso ma vigliacco, la collega del bistrot (Megan Northam, un po’ sottoutilizzata) è l'unica a offrire solidarietà senza contropartite. La fotografia di Antoine Héberlé restituisce una Bordeaux autunnale e malinconica, città di passaggio più che di approdo.
L'Étrangère è un film molto sentito e sensibile, che soffre del confronto con un sottogenere ormai inflazionato. Il suo merito è di aver cercato una via laterale, il melodramma intimista, per raccontare ciò che sempre più spesso viene ridotto a cliché. Non trovando però una forma abbastanza personale da renderlo memorabile.
L'Étrangère è una produzione di Gloria Films e TS Productions, in coproduzione con France 3 Cinéma e la belga Panache Productions, distribuito in Francia da Tandem dal 17 giugno. Le vendite internazionali sono affidate a France TV Distribution.
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