REPORT: Nord/Est/Doc/Camp 2026
- Diamo un'occhiata ai 4 documentari presentati durante l’ultima sessione del Nord/Est/Doc/Camp di Bolzano, l’iniziativa di sviluppo dedicata alle opere provenienti dalle regioni nord-orientali d’Italia

La quarta edizione di Nord/Est/Doc/Camp, organizzata dal Bolzano Film Festival Bozen insieme all’Euganea Film Festival e al Pordenone Docs Fest, conferma l’evento come piattaforma chiave per i documentari provenienti da Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Concepito come un laboratorio in più fasi che combina feedback, formazione e networking, il programma sostiene progetti in produzione o post-produzione, con l’obiettivo di rafforzare lo sviluppo della sceneggiatura e affinare le strategie per i festival e di distribuzione.
Durante la sessione del 13 aprile, moderata da Sergio Fant, quattro work in progress si sono distinti per le loro forti voci autoriali e per l’impegno su temi socio-politici e personali urgenti, che vanno dalla crisi climatica e dai traumi postbellici alle dinamiche familiari intime e alla memoria ambientale. Li presentiamo di seguito.
Rage, Rage Against the Dying of the Light – Nuno Escudeiro (Italia/Francia/Portogallo)
Precedentemente noto con il titolo provvisorio Grand-Popo, il lungometraggio documentario di Nuno Escudeiro si svolge in una cittadina costiera del Benin che viene lentamente inghiottita dall’Oceano Atlantico. Prodotto dalla bolzanina Helios Sustainable Films insieme alla francese Solent Production e alla portoghese Bam Bam Cinema, il film combina approcci osservativi e partecipativi per ritrarre una comunità stretta tra il collasso ambientale e l’intervento politico.
Il progetto di Escudeiro affonda le radici in un impegno di lungo periodo con la regione, nato inizialmente da una ricerca sui legami storici tra il Portogallo e la cosiddetta “Costa degli Schiavi”. Con il tempo, il film si è evoluto in un’opera più collaborativa e spiritualmente connotata, che incorpora cosmologie Vodun e sistemi di credenze locali come elementi narrativi centrali.
Invece di adottare unicamente una lente politica, il regista indaga come il cambiamento climatico, i piani statali di rimodellamento della costa e la memoria ancestrale si intersechino nel definire il senso di appartenenza e di perdita dei personaggi. Il film segue figure come un musicista diviso tra partire e restare, una guida turistica che preserva le storie orali e una sacerdotessa Vodun che compie rituali per ristabilire l’equilibrio.
Attualmente in fase finale di post-produzione, il progetto si sta posizionando sia nel circuito dei festival sia nel panorama delle uscite in sala, con un’estetica ibrida che può interessare un pubblico attratto dai documentari creativi che mettono in dialogo narrazione etnografica, ambientale e spirituale.
Sonic Silence – Alessandro Ambroggi, Ludovico Chincarini (Italia)
Prodotto dalla veronese Orango, Sonic Silence segna l’esordio nel lungometraggio dei co-registi Alessandro Ambroggi e Ludovico Chincarini. Ambientato in Bosnia, il film indaga l’eredità persistente della guerra degli anni Novanta attraverso la storia di Alen, un uomo che da oltre trent’anni cerca i resti del padre, uno dei migliaia ancora dispersi.
Strutturato attorno a tre generazioni di una stessa famiglia, il documentario usa la ricerca ossessiva di Alen come prisma per esplorare trauma, memoria e trasmissione di un lutto irrisolto. Il figlio piccolo e lo zio, veterano di guerra, incarnano rapporti diversi con il passato, evidenziando come le conseguenze del conflitto continuino a plasmare la Bosnia contemporanea.
La narrazione prende una svolta drammatica quando Alen rinviene resti umani e avvia uno scavo illegale in una presunta fossa comune, scontrandosi con l’inerzia istituzionale e l’ostruzionismo politico. I cineasti hanno sottolineato la natura kafkiana del sistema, in cui la giustizia resta bloccata dalle tensioni etniche e dalla mancanza di volontà politica.
Ancora in produzione e completo per circa il 75%-80%, il film ha posto anche diverse sfide logistiche ed etiche, soprattutto in seguito a intimidazioni denunciate in relazione all’indagine. I registi puntano a concludere le riprese entro l’autunno e Sonic Silence sarà posizionato come un’opera politicamente urgente e guidata dai personaggi, in risonanza con i più ampi dibattiti europei su memoria e responsabilità.
My Sister Is a Pirate – Jacopo Mutti (Italia/Svezia)
Prodotto dalla trentina Jump Cut e coprodotto dalla svedese Sisyfos Film Production, il progetto di Mutti adotta un tono marcatamente diverso, fondendo documentario con elementi performativi e immaginativi.
Al centro, il film è un ritratto intimo del rapporto del regista con la sorella Carmen, montatrice televisiva la cui passione per il live action role-playing (LARP) diventa al tempo stesso tema e dispositivo narrativo. Ciò che nasce come un tentativo di documentare il suo mondo si trasforma gradualmente in un processo creativo condiviso, in cui il fare cinema diventa esso stesso una forma di gioco.
Ambientato in gran parte in un appartamento milanese reinventato come una nave pirata, il progetto esplora la tensione tra età adulta e persistenza dell’immaginazione infantile. Scambiandosi la macchina da presa e alternando momenti messi in scena e momenti spontanei, Mutti costruisce un linguaggio ibrido che oscilla tra film-diario, documentario osservativo e influenze fantasy.
Attualmente in sviluppo e finanziamento, nonostante diversi anni di materiale già girato, il film è ancora alla ricerca della sua forma definitiva. Il team creativo sta rielaborando attivamente i materiali, con la produzione che dovrebbe proseguire per tutto l’anno prima di entrare in fase di montaggio nel 2027.
Quando è pronto, il fieno canta – Letizia Buoso (Italia)
L’esordio nel lungometraggio di Letizia Buoso si preannuncia come un ambizioso documentario ibrido radicato nella memoria personale e geografica. Prodotto dalla regista insieme a Headline e alla società triestina Okta Film, il progetto è in sviluppo da sette anni ed è ora in dirittura d’arrivo.
Ambientato in una valle trentina segnata da trasformazioni geologiche e storiche, il film nasce dal tentativo di Buoso di ricostruire il passato della nonna, che attraversa i periodi austro-ungarico e italiano. La narrazione, però, si amplia gradualmente oltre la dimensione familiare per abbracciare riflessioni più ampie su ambiente, migrazioni e storia collettiva.
Strutturato in capitoli e costruito attorno a frammenti raccolti nel tempo, il film adotta una forma saggistica, combinando voice over, ricerche d’archivio e riprese osservative. Il punto di svolta arriva con la Tempesta Vaia del 2018, che devasta il bosco locale e rivela le tensioni sottese tra natura, memoria e intervento umano.
L'approccio di Buoso mette in primo piano l'idea della storia come presenza viva, piuttosto che come passato chiuso, attingendo a riflessioni filosofiche e ponendo l'accento sulla coesistenza interspecie. Il film è attualmente in post-produzione, con il lavoro concentrato su sound design e narrazione. Il completamento è previsto entro l’estate, in vista di un lancio ai festival.
(Tradotto dall'inglese)
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