Recensione: El vestido
- Nel suo secondo lungometraggio, Jacob Santana mette in scena il rapporto sempre più fragile tra una madre e una figlia, ulteriormente sconvolto da una forza misteriosa

I film horror gotici sono sempre molto apprezzati dal pubblico del Festival internazionale del cinema fantastico di Bruxelles (BIFFF), per cui è logico che il ritorno della scream queen spagnola Belén Rueda al genere horror dovesse rientrare nel programma di quest'anno. El vestido, secondo lungometraggio del regista spagnolo autodidatta Jacob Santana, segna anche la sua seconda collaborazione con Rueda, dopo il thriller Reversión (2025). Il film ha avuto la sua prima internazionale alla rassegna belga di cinema di genere.
Scritto da Frank Ariza, El vestido è un classico film dell'orrore che impiega l'inganno per creare tensione e manipolare la percezione della realtà da parte dello spettatore. La storia si concentra su Alicia (Rueda) che, appena fuggita da un matrimonio violento, si trasferisce con la figlia, Carla (Vera Centenera), in una nuova casa malandata ma affascinante, nel tentativo di ricostruire le loro vite. Dato il loro vissuto comune di violenza, la relazione madre-figlia è ambivalente: da un lato dipendono emotivamente l'una dall'altra, dall'altro entrambe si portano dentro traumi irrisolti che mettono a dura prova il loro legame. Una serie di eventi terrificanti si mette in moto quando la figlia trova in soffitta un abito blu e si imbatte in una presenza inquietante che cerca di mettere zizzania tra lei e la madre.
Ariza e Santana sono indubbiamente maestri del genere horror. Il film sembra quasi un dramma intimo ambientato nella visione dell'aldilà di Sartre, dove l'inferno sono gli altri – o forse l'orrore proviene da dentro? Gli attori sono anche bravissimi a portare lo spettatore fuori strada, il che colpisce in particolare nel caso della tredicenne Vera Centenera.
Alicia non sa come proteggere Carla di fronte al pericolo e finisce per allontanare la ragazza soffocandola. El vestido mostra come comportamenti genitoriali inadeguati dal punto di vista evolutivo, come l'iperprotezione, la fusione emotiva o uno stile materno totalizzante, possano innescare o contribuire allo sviluppo di disturbi alimentari nei bambini. Carla si sta riducendo alla fame pur di entrare nell'abito, perché qualcosa, o qualcuno, la costringe a farlo.
È un peccato che questo film sembri faticare a trovare una propria identità, lontana dalle influenze anglosassoni. La casa in cui si svolge il dramma potrebbe trovarsi ad Amityville, la scuola di Carla ricorda un collegio inglese e l'auto di Alicia sembra un'americana d'epoca. In effetti, all'ambientazione manca qualsiasi elemento distintamente spagnolo. Nonostante molti degli ingredienti di un buon film dell'orrore siano presenti, il titolo non capitalizza su ciò che lo avrebbe davvero distinto: lasciare che il terrore si dispieghi nella Spagna soleggiata e colorata, dove sarebbe stato meno prevedibile e avrebbe avuto un impatto ancora maggiore.
El vestido è prodotto da AF Films, di base alle Isole Canarie, mentre le vendite internazionali sono affidate a Film Factory.
(Tradotto dall'inglese)
Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.
















