La partnership dell’Augustus Color sui restauri si espande su nuovi paesi dell’area balcanica
di Cineuropa
- Il laboratorio di post-produzione italiano rafforza la partnership con l’Albania e si espande a Macedonia del Nord, Montenegro, Bosnia e Slovenia

La partnership già siglata nel 2024 (leggi l’articolo) tra Archivio Nazionale del Cinema Albanese di Tirana e l’Augustus Color, storico stabilimento di post-produzione con base a Roma, sedi in Calabria e Veneto e collaborazioni importanti con gli Stati Uniti, la Spagna e il Nord Africa, si espande adesso con nuove collaborazioni già avviate con le cineteche della Macedonia del Nord e del Montenegro, e la recente adesione di Slovenia e la Bosnia-Erzegovina.
Dopo l’iniziale restauro in forma di progetto pilota del film albanese del 1989 Il generale dell’armata morta (Kthimi i ushtrisë së vdekur), diretto da Dhimiter Anagnosti e tratto dall’omonimo romanzo d’esordio del pluripremiato scrittore Ismail Kadaré, sul versante albanese l’Augustus Color ha restaurato anche Victory Over Death (Ngadhnjim mbi vdekjen) di Gëzim Erebara e Piro Milkani, film in bianco e nero del 1967, Libertà o morte (Liri a vdekje) di Kristaq Mitro e Ibrahim Muçaj, datato 1979 e adesso, anche grazie all’importante sostegno di sponsor privati albanesi e kossovari, sta procedendo con un blocco di nuovi titoli da restaurare, tra cui il mediometraggio Mimoza, the Spoilt Child (Mimoza Llastica) del 1973, diretto da Xhanfize Keko e interpretato tra gli altri da Teuta Doçi, e il film Our Friend Tili (Shoku ynë Tili) di Fehmi Hoshafi, risalente al 1981, il cui restauro in 4K è stato finanziato dalla BOSSB.BSS LLC di Baki Wahsh. Ad accrescere il carattere istituzionale italo-albanese dell’iniziativa, la classe di Lingua e Letteratura albanese dell’Università Orientale di Napoli (UNIOR), guidata dalla professoressa Blerina Suta, ha realizzato i sottotitoli del film di Anagnosti, al centro di un convegno di studi a novembre 2024.
“Il percorso che abbiamo avviato con l’Albania e che, grazie al passaparola generato dalla partnership con l’Albania, stiamo intraprendendo adesso con gran parte dei paesi dell’area balcanica è una forma di scambio culturale che ci sta dando molte soddisfazioni”, ha dichiarato Augusto Pelliccia, manager della Augustus Color. “Uno degli obiettivi che abbiamo e supportiamo è la creazione di film di footage che ci permettano di approfondire la storia europea. Le possibilità di correlazione tra archivi balcanici e archivi italiani sono un territorio ancora tutto da sviluppare, su cui invito i registi e produttori italiani e balcanici ad approfondire le possibilità di collaborazione”.
“La cooperazione regionale tra gli archivi cinematografici è fondamentale per affrontare le sfide poste dal rapido avanzamento tecnologico. Attraverso questa partnership, miriamo a condividere competenze, rafforzare le capacità istituzionali e sostenere in particolare gli archivi più piccoli, come noi, che si trovano ad affrontare maggiori difficoltà nei processi di digitalizzazione e nella conservazione a lungo termine del patrimonio audiovisivo ma anche adottare nuove tecnologie di intelligenza artificiali”, ha aggiunto Eljan Tanini, direttore dell’AQSHF di Tirana.
I prossimi restauri con i nuovi partner macedoni, montenegrini, sloveni e bosniaci riguarderanno titoli importanti della cinematografia dei rispettivi paesi; tra questi, i primi film del pluripremiato regista macedone Milcho Manchevski.
Negli ultimi mesi l’Augustus Color ha collaborato anche alla realizzazione di nuovi film: ha fortemente sostenuto il cortometraggio The Interview dell’Orso d’Argento albanese Andamion Murataj, girato in Kossovo in pellicola dopo anni di assenza di questo supporto in tutta la regione balcanica, frutto di una coproduzione multilaterale kossovaro-albanese-italiana-spagnola; ha supportato la coproduzione del nuovo film di Manchevski, Sister Brother Manhole Cover, frutto di una coproduzione fra Macedonia del Nord, Bulgaria, Italia, Serbia, Albania con il sostegno di un ulteriore partner britannico; ha inoltre curato il doppiaggio italiano e lavorazioni aggiuntive di post-produzione sul film d’esordio da regista del produttore albanese Genc Permeti Abbandonando il Paradiso, una coproduzione Albania-Polonia-Italia Kossovo recentemente presentata al Bif&st di Bari dal regista, dal cast e dal coproduttore italiano Amedeo Pagani.
In aggiunta ai progetti di restauro e coproduzione, l’Augustus Color parteciperà anche al festival Silver Frame di Srebrenica a luglio 2026, il cui direttore artistico è il regista italo-bosniaco Ado Hasanovic, con l’assegnazione di un premio tecnico in servizi di post-produzione per giovani talentuosi registi locali. Il referente italiano che ha seguito tutte le collaborazioni dell’Augustus con i paesi balcanici è Ludovico Cantisani, studioso di cinema e di antropologia della narrazione che ha coprodotto di recente, oltre al nuovo film di Manchevski, Il bene comune di Rocco Papaleo, che ha riscosso successo ai botteghini italiani.
Grazie alla digitalizzazione in alta qualità realizzata dall’Augustus Color, le opere storiche del cinema balcanico torneranno a essere pienamente accessibili a studenti, accademici e ricercatori, offrendo nuove possibilità di analisi sulla storia e sull’evoluzione del linguaggio cinematografico nei paesi balcanici. Le immagini restaurate diventano strumenti preziosi per lo studio della memoria storica e sociale, mentre istituzioni culturali e formative possono finalmente reintegrare questi film all’interno di percorsi didattici, retrospettive e programmi di valorizzazione. Si tratta di un processo di salvaguardia che segue rigorosi standard internazionali, in cui l’intervento specialistico consente di recuperare pellicole segnate dal tempo, trasformandole in archivi digitali consultabili senza comprometterne l’integrità originale.
In questo contesto si inserisce un’evoluzione strategica che segna il passaggio dalla mission alla vision di Augustus Color: dalla missione primaria di conservazione e protezione degli originali — realizzata direttamente nei territori di appartenenza, a tutela dei patrimoni nazionali — si passa a una visione più ampia, fondata sulla diffusione e condivisione del patrimonio audiovisivo. La digitalizzazione diventa così uno strumento democratico di accesso alla cultura, orientato alla costruzione di un database integrato di opere dell’Europa orientale e meridionale, capace di connettere archivi, istituzioni e pubblici diversi in un’unica rete culturale.
(Tradotto dall'inglese)
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