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VISIONS DU RÉEL 2026 Concorso

Recensione: Du soleil et du plomb

di 

- Il nuovo documentario di Jérôme le Maire segue le tracce di una tribù nomade berbera scacciata dal progresso

Recensione: Du soleil et du plomb

Jérôme le Maire ha presentato il suo nuovo film, Du soleil et du plomb, in concorso internazionale a Visions du Réel. Il documentario segue nel lungo periodo la lotta impari tra una piccola tribù berbera e l’installazione del più grande parco di energie rinnovabili al mondo. Il cineasta belga conosce bene questa regione del Marocco, avendovi già girato due film, Le thé ou l'électricité nel 2012, che ha vinto una trentina di premi internazionali, e Où est lamour dans la palmeraie? nel 2006. Vivendo lì una parte dell’anno, ha quindi seguito a lungo i pastori di una tribù berbera dell’altopiano desertico di Midelt.

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Tutto inizia con ampie inquadrature di queste distese a perdita d’occhio, che immergono lo spettatore in un deserto western, popolato da pecore e pervaso dal vento. Poco a poco compaiono il pastore, i bambini, un accampamento, una famiglia, un’intera comunità che vive al ritmo del cielo, e la cui principale preoccupazione è quella di procurarsi l'acqua. A queste scene pastorali segue all’improvviso l’irruzione di una macchina nel paesaggio. E poi di più d’una. Escavatrici, ruspe, un’antenna: presto, più di quattro milioni di persone saranno alimentate dall’elettricità prodotta dal parco solare ed eolico in costruzione. Mentre i servizi televisivi si esaltano per questo progetto faraonico, esplosioni risuonano nel deserto. Il balletto dei tacchini lascia il posto a quello dei camion, il rumore del vento a quello dei bulldozer. È l’eterna lotta tra natura e cultura, simboleggiato da un’immagine, quella di due asini separati da una colata di cemento nell’immensità del deserto. La tv esalta la modernità, eppure presto i membri della comunità non hanno più accesso all’acqua, bloccati da recinzioni. Il film, dapprima muto, dà quindi loro la parola, una parola che può sembrare tanto rassegnata quanto filosofica, quasi intrisa di una secolare pratica dell’adattamento. E ci si dice che nel deserto il progresso a volte sembra nient'altro che un miraggio…

Con Du soleil et du plomb, Jérôme le Maire si interroga sul prezzo da pagare per questa nuova corsa all’oro verde, che qui significa l’habitat naturale di popolazioni millenarie le cui risorse vengono distrutte sull’altare del progresso, insieme alla promessa di una maggiore accessibilità ad altre risorse. E così, come hanno sempre fatto, queste popolazioni si adattano e si rivolgono a ciò che resta loro: il sole e il piombo. Nel frattempo, il film mette anche in luce l’impatto dei meccanismi di espropriazione territoriale generati dalla colonizzazione e la relatività del concetto di bene comune. Il formato Scope sottolinea l’immensità del teatro in cui si svolge questa tragedia secolare, di cui si conosce da sempre l’esito, ma che coloro che ne sono direttamente colpiti affrontano con un fatalismo che rasenta la saggezza.

Du soleil et du plomb è prodotto da Clin d’oeil Films (Belgio) e Iota Production (Belgio), e coprodotto da Les Films d’ici (Francia) e K Films (Francia), nonché da Magellan Films (Belgio) e Blue Birds Docs.

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(Tradotto dal francese)

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