Recensione: Around Paradise
- Un presunto rifugio nella natura selvaggia paraguaiana diventa un microcosmo rivelatore della cultura complottista e delle fantasie coloniali nel disturbante documentario di Yulia Lokshina

Yulia Lokshina firma con Around Paradise un’esplorazione dell’inquieta intersezione tra anelito utopico, cultura del complotto e persistenti fantasie coloniali, attraverso il ritratto di un’enclave tedesca isolata in Paraguay. Presentato in anteprima internazionale nel concorso principale del Festival internazionale del documentario di Salonicco dopo il debutto nella sezione Panorama della Berlinale, il film osserva una comunità di coloni europei che tenta di costruire un “paradiso” autosufficiente, lontano da ciò che considera il degrado morale e politico del mondo contemporaneo. Quello che inizia come un interessante studio antropologico si dispiega gradualmente in qualcosa di più inquietante: una meditazione sul potere, la fede e il seducente richiamo delle bolle ideologiche.
Il documentario si concentra su El Paraíso Verde, un complesso recintato nella regione paraguaiana di Caazapá fondato da una carismatica coppia tedesca che promette un nuovo inizio a chi è disilluso dall’Europa. I loro seguaci – un’accozzaglia eterogenea di complottisti, adepti di terapie alternative, radicali politici e sognatori idealisti – arrivano nella speranza di costruire una società armoniosa al riparo da governi, vaccini, immigrazione e altre minacce percepite. In pratica, l’insediamento funziona meno come un’utopia coerente e più come un patchwork di visioni eccentriche che coesistono in un fragile equilibrio.
È notevole come Lokshina ottenga un accesso straordinario ai fondatori e alla loro famiglia, consentendo agli spettatori di osservare da vicino i ritmi quotidiani e le convinzioni ideologiche che plasmano la vita all’interno del complesso. Le conversazioni spaziano dalla medicina alternativa alle interferenze extraterrestri e alla guerra spirituale, tutte esposte con pacata certezza da chi vi crede. La regista evita commenti espliciti, confidando che il semplice accumulo di dichiarazioni e situazioni sveli le contraddizioni su cui si regge il progetto. L’effetto è affascinante ma allarmante: il film diventa un’anatomia di come le idee radicali si alimentino quando sono isolate da qualsiasi scrutinio esterno.
Fondamentalmente, Around Paradise amplia il proprio sguardo oltre l’enclave in sé. Lokshina mette a contrasto le aspirazioni dei coloni con le realtà del paesaggio paraguaiano e con le vite degli abitanti locali che vivono nella regione attorno al complesso. Due giovani paraguaiani – studenti che cercano di ritagliarsi un modesto sostentamento in un’area economicamente fragile – fungono da contrappunto al sogno di fuga degli europei. I loro tentativi di sviluppare progetti turistici e di orientarsi nella storia della regione sottolineano con discrezione le disuguaglianze insite nell’impresa dei coloni.
Questo contesto più ampio richiama anche l’attenzione su echi storici più profondi che aleggiano sulla comunità. Il Paraguay è da tempo un luogo di fantasie europee di ripartenza, dalle colonie ideologiche del XIX secolo alle ondate successive di coloni in cerca di distanza dal controllo politico. Intrecciando frammenti di leggende e folklore locali – comprese storie della mitologia guaraní – Lokshina colloca l’enclave all’interno di una storia ben più lunga di costruzione di miti e di proiezione sul paesaggio sudamericano.
Sul piano stilistico, il film si caratterizza per l’osservazione accurata e per l’elegante fotografia di Zeno Legner, che coglie tanto la rigogliosa natura paraguaiana quanto gli spazi ordinati dell’insediamento. Il mondo naturale appare spesso sereno ed espansivo, in netto contrasto con la logica claustrofobica dell’universo ideologico coltivato all’interno del complesso. Nel frattempo, il montaggio di Urte Alfs mantiene un ritmo misurato che lascia alle scene il tempo di dispiegarsi senza fretta, invitando lo spettatore a riflettere sulla difficile convivenza tra fede, opportunismo e disillusione.
Con l’avanzare del racconto, cominciano a emergere crepe nel sogno collettivo dei coloni. Tensioni finanziarie e reciproche accuse tra i residenti lasciano intendere che il paradiso promesso poggi su fondamenta ben più precarie di quanto sostengano i suoi leader. Lokshina rifugge dal sensazionalismo, ma il crescente senso di frattura interna aggiunge un’efficace dimensione drammatica all’approccio osservazionale.
Meditativo, perturbante e spesso attraversato da un’ironia cupa, Around Paradise offre una riflessione convincente sulla rinascita contemporanea del pensiero cospirazionista e dell’evasione ideologica. Più che ridicolizzare i suoi protagonisti, la regista mette a nudo i meccanismi attraverso cui i sistemi di credenze attecchiscono e prosperano.
Around Paradise è prodotto da Trimafilm (Germania) insieme a ZDF (Germania). Filmotor cura le vendite internazionali.
(Tradotto dall'inglese)
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