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VISIONS DU RÉEL 2026

Recensione: Saudades Eternas

di 

- Il primo lungometraggio della regista franco-svizzera Emma Boccanfuso esplora la vita quotidiana di una famiglia che sopravvive, fra sparatorie e sete di vendetta, nel cuore di una favela brasiliana

Recensione: Saudades Eternas

Presentato in prima mondiale al festival Visions du Réel, nel Concorso Internazionale lungometraggi, Saudades Eternas della regista e artista franco-brasiliana Emma Boccanfuso mescola con intelligenza momenti di allegria familiare e tragedie che toccano nel profondo facendoci capire cosa significa sopravvivere in un clima di guerra costante. Ambientato a Chapéu Mangueira, favela situata a sud di Rio de Janeiro, il film è un vero e proprio huis clos che mette in scena la quotidianità di una variopinta famiglia allargata che cerca di sopravvivere alla violenza che la accerchia. Il capo indistinto di questa comunità è Sueli, cinquantenne carismatica e spiritosa che si dà da fare per far sì che tutti restino uniti e non si lascino sommergere dall’orrore presente nelle strade del loro quartiere.

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Seppure nel film non sia mai esplicitamente detto qual è il legame fra la regista e i suoi protagonisti, risulta chiaro che la considerano come un membro della loro famiglia. Il modo in cui scruta ognuno di loro, soprattutto i bambini a cui dà spesso la parola, con empatia e discrezione, ci fa capire quanto il legame che ha istaurato con questa toccante comunità sia forte e basato sul rispetto reciproco. La realtà che racconta, la quotidianità a tratti claustrofobica che Sueli e i suoi famigliari devono affrontare (e che la protagonista non esita a definire, con una punta di ironia, come degli “arresti domiciliari”) senza poter quasi mai uscire per strada tanta è la paura di ritrovarsi in mezzo a una sparatoria, si sviluppa nel film in modo naturale, coerente, come se lo sguardo della regista si diluisse nel loro. Osservatrice da più di dieci anni di questa società molto lontana dal Brasile da cartolina sognato dai turisti e che i protagonisti del film intravvedono solo dalle loro terrazze, Emma Boccanfuso conosce molto bene le tragedie che si nascondono dietro le battute e le rappresentazioni da commedia dell’arte tipiche di Sueli. Dietro alle sue grida teatrali che risuonano in tutta la casa e al suo bisogno di dire a chiunque voglia ascoltarla che il suo cuore è sull’orlo dell’implosione, si cela infatti un bisogno profondo di non scomparire nell’indifferenza generale come una delle tante vittime anonime di una guerra (fra i narcotrafficanti che si contendono il dominio sul quartiere e la polizia) senza senso.

Ciò che trapela dal film è una forza vitale che ci tocca inevitabilmente nel profondo, un bisogno di rivendicare la propria presenza nel bel mezzo del caos. Quando non è più la società a prendersi cura dei suoi cittadini, l’unica cosa che resta da fare per sopravvivere è rimanere uniti aiutandosi a vicenda. La regista utilizza spesso inquadrature in cui la realtà della strada è mostrata dall’alto: attraverso un buco che funge da passaggio fra il piano terra e il primo piano della casa o dalle finestre e i balconi, come a sottolineare la divisione netta che c’è fra il dentro (la vita, la famiglia) e il fuori (la violenza, l’incertezza), fra la speranza e la disperazione.

Interamente girato all’interno della casa di Sueli e i dei suoi famigliari, il film dà voce soltanto ai suoi protagonisti lasciando la violenza e il suo frastuono, che riconosciamo attraverso gli spari dei narcotrafficanti o i racconti di chi torna a casa la sera, all’esterno. Man mano che la violenza esterna cresce, la casa si espande in modo anarchico e pericoloso come a voler enfatizzare il bisogno di rifugiarsi sempre più su sé stessi. Purtroppo, però, i mattoni non riparano né dai proiettili né dal dolore.

Saudades Eternas è prodotto da Close Up Films (Svizzera) e Macalube Films (Francia).

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