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ZAGREBDOX 2026

Recensione: A Train Passes Every Night and It Never Stops

di 

- Nel suo terzo lungometraggio documentario, Vlad Petri osserva la vita e la morte camminare mano nella mano in un villaggio rumeno

Recensione: A Train Passes Every Night and It Never Stops

Un treno notturno passa accanto al piccolo cimitero di un villaggio da qualche parte tra le colline della Transilvania. È tardi, e non si sente alcun suono provenire né dalla natura circostante né dalla civiltà. La colonna sonora originale, che fa soprattutto uso di trombe, è cupa e atmosferica, a metà tra jazz e drone, e prepara perfettamente l’atmosfera del nuovo documentario di Vlad Petri, A Train Passes Every Night and It Never Stops, presentato in anteprima nella competizione regionale di ZagrebDox.

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Da lì, Petri ci porta in una casa e nel giardino che la circonda. È ancora notte, forse la stessa notte. Gli uomini sono seduti fuori, a discutere di temi come il traffico e le strade in Germania, mentre le donne sono dentro, impegnate in conversazioni su questioni più vicine a casa. I suoni di pianti e singhiozzi, presumibilmente in un non troppo lontano sottofondo, ci ricordano che l’evento che ha riunito tutte queste persone nella casa è una veglia funebre, il che significa che il giorno dopo sarà il giorno del funerale. E in villaggi come questo, i funerali possono essere importanti eventi sociali che riuniscono le persone, molte delle quali si sono trasferite in città, in altri paesi o all'estero.

Nell’arco dell’ora circa che segue, Petri ci conduce attraverso il folklore e le prassi dei funerali nella Transilvania rurale. Le consuetudini della Chiesa ortodossa possono apparire esotiche agli estranei, ma per i locali sono il modo consueto di fare le cose: vengono eseguite quasi meccanicamente dal clero e accettate per quello che sono dai fedeli. Lo stesso vale per l’approccio di uno dei becchini, alle prese con il terreno scosceso e lo spazio limitato per la tomba di famiglia, per la banda di ottoni che suona marce malinconiche o per il trio di anziane signore che intona canti dolenti.

Ma non tutto è così meccanico. Il barbiere del paese funge da centro di pettegolezzi e da luogo in cui affiorano domande filosofiche. Inoltre, la prossimità alla morte risveglia in molti una certa voglia di vivere, per cui ci si “difende”, in un certo senso, con un umorismo nerissimo. Per esempio, la più anziana del suddetto trio vi ricorre quando inizia a circolare la voce che la veglia in paese sia in realtà la sua.

Firmando anche la direzione della fotografia, Petri opta per un limpido stile osservazionale d’altri tempi e utilizza inquadrature statiche da varie distanze, con cui dimostra insieme acume e pazienza. La macchina da presa si muove una sola volta, quando è necessario, e anche allora lo fa in maniera geometrica. In questo modo, il regista cattura dettagli sorprendenti e straordinari, il senso del rituale e lo spirito del villaggio che sembra stia scomparendo, ma anche improvvisi sprazzi di bellezza, come la natura in una giornata tersa o i viadotti ferroviari d’epoca austro-ungarica, che ricordano come il paese fosse un tempo discretamente prospero.

Il progetto potrebbe essere partito come tutt’altra cosa, ma l’elemento del funerale quale tessuto connettivo della comunità è emerso in seguito. Uno spettatore attento potrebbe notare una tendenza alla tripartizione, come i tre treni che attraversano il villaggio in momenti diversi della giornata, o i tre funerali ripresi; ma il montaggio di Maria Bălănean crea una certa continuità che suggerisce che il funerale è più uno stato d’animo, poiché tutto sembra essere un unico, costante evento. In questo modo, A Train Passes Every Night and It Never Stops si trasforma in una vera e propria meditazione sulla vita e sulla morte, non impostata come uno scontro, bensì come un’unione organica.

A Train Passes Every Night and It Never Stops è una produzione rumena guidata da Activ Docs.

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(Tradotto dall'inglese)

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