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BIF&ST 2026

Recensione: Cattiva strada

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- L'esordio di Davide Angiuli racconta l'integrazione attraverso il crimine nella periferia di Bari, con echi di cinema noir ma un'identità fortemente radicata nel dialetto e nel territorio

Recensione: Cattiva strada
Giulio Beranek e Malich Cissé in Cattiva strada

Donato (Malich Cissé, pugliese di origini senegalesi) è un ventenne di Bari adottato e poi abbandonato, che vive di piccoli lavori prendendosi cura della nonna affetta da Alzheimer (Lucia Zotti). Una sera viene costretto dal ladro in fuga Agust (Giulio Beranek), a nasconderlo nella sua auto.  Una abile manovra al semaforo per nascondere l'auto da una pattuglia della polizia, cambia tutto. Agust gli regala una collanina d'oro come ricompensa. Quando Donato perde il lavoro in pizzeria e ha bisogno di soldi per la nonna, chiede di entrare nel giro come autista.

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di Edgar Wright è dichiarata da quelle prime sequenze. Ma Davide Angiuli, al suo primo lungometraggio con Cattiva strada, presentato nel Concorso per il Cinema Italiano del BIF&ST di Bari prima di uscire nelle sale italiane con Notorious Pictures dal 26 marzo, traduce quel modello narrativo in un contesto radicalmente diverso. Non c'è glamour né estetica patinata: la periferia barese è claustrofobica, sporca, senza vie d'uscita. Il direttore della fotografia Emilio M. Costa riprende i volti in primo piano con focale stretta, spesso in controluce e con luce naturale, rendendo indistinto tutto ciò che circonda i protagonisti. L'effetto è di oppressione visiva che traduce la gabbia esistenziale in cui vivono.

L’albanese Agust educa Donato al crimine a base di insulti, schiaffi. Lo fa per amicizia - non conosce altri modi per relazionarsi. Nei gesti di Agust c'è un sottotesto omoerotico che non esplode mai ma permea il rapporto che si sta instaurando tra i due, un legame che si costruisce attraverso la violenza fisica e verbale. La lingua comune è il dialetto barese stretto, che necessita sottotitoli per lo spettatore non pugliese. Questo idioma diventa territorio d'incontro, mezzo per integrarsi in una terra che li sfrutta ma non li vede. Entrambi sono stranieri e invisibili: il boss criminale che commissiona furti e altri reati ad Agust si rivolge a Donato, che è nero, dicendo "quello è albanese come voi", cancellando così la sua identità in un'unica categoria di alterità.

Donato entra nella famiglia di Agust, albanesi in fuga dal loro Paese che vivono secondo il Kanun, antico codice d'onore che la madre (Ema Andrea) rispetta rigidamente. La sorella minore Erina (Romina De Giglio) vorrebbe evadere da quella tradizione soffocante e vede in Donato un possibile vettore di fuga. Per pochi momenti Donato assapora un senso di appartenenza familiare.

Il ritmo del film è frenetico, tessuto dal montaggio veloce di Massimo Ruggiero e accelerato dalle musiche originali tech house di Carlo Giannico. I dialoghi sono concitati, esasperano la tensione drammatica. Angiuli costruisce una spirale di violenza che stringe progressivamente il cerchio attorno ai protagonisti, tutti intrappolati in vite che non hanno scelto di vivere.

Il film funziona nel rimanere aderente alla realtà sociologica del territorio - l'invisibilità degli immigrati, lo sfruttamento, il dialetto come codice identitario - mostrando una regia personale che guarda a modelli europei recenti. La tensione tra integrazione e appartenenza, tra famiglia biologica e famiglia scelta, viene risolta in modo schematico, ma con una complessità che proviene dall'urgenza del racconto e dalla forza delle interpretazioni dei due protagonisti.

Cattiva strada è prodotto da Movimento Film, Oz Film, Verdeoro e Notorious Pictures in collaborazione con Rai Cinema. Le vendite internazionali sono curate da Intramovies.

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