Recensione: Dentro
- L’ultimo lungometraggio della regista franco svizzera Elsa Amiel parla della magia del palcoscenico in quanto luogo di incontro ma anche di scoperta di sé e della bellezza del mondo

Fedele esploratrice di corpi che, grazie al cinema, si trasformano in territori misteriosi e incontaminati (pensiamo soprattutto a Pearl, incentrato su una sorprendente bodybuilder), la regista franco svizzera Elsa Amiel affronta, nel suo ultimo lungometraggio Dentro, selezionato nel Concorso Internazionale lungometraggi di Visions du Réel, il tema della reclusione in quanto luogo di ricerca e sperimentazione artistica.
Elsa Amiel scopre il lavoro teatrale di Armando Punzo, il protagonista del suo film, un po’ per caso, quasi fosse il destino a farli incontrare. Intrigata dalla sua pratica artistica, dal fatto che ha scelto la prigione come palcoscenico sul quale rappresentare le sue opere teatrali, la regista comincia ad avvicinarsi al suo mondo. Come descritto da lei stessa, dopo aver passato del tempo in prigione senza però accendere la cinepresa, ma cercando piuttosto di capire e di impregnarsi del processo creativo che anima Punzo, Elsa Amiel ha capito che il suo film sarebbe stato alimentato dallo stesso fuoco, dalla stessa, disperata ricerca di libertà. Dentro, è la trasposizione filmica di questo intenso incontro umano, del potenziale non solo poetico ma anche politico del teatro. Lì dove regna la privazione, il lavoro sul corpo e la parola può far sognare una libertà alla quale molti hanno già rinunciato.
Dentro parla del lavoro di Armando Punzo, un regista teatrale che, da più di trent’anni, si rinchiude tra le mura della prigione di Volterra, in Toscana, per creare, insieme ad alcuni detenuti, delle opere di grande poesia. Il suo metodo di lavoro, forgiato sul terreno, impregnato dall’atmosfera allo stesso tempo opprimente e misteriosa della prigione, un luogo tagliato fuori dal mondo dove vigono regole precise da rispettare con scrupoloso rigore, è unico. La prigione si trasforma in metafora della condizione umana e il teatro in mezzo con il quale trascendere il principio di realtà. Attraverso le parole che scaturiscono dall’incontro con i detenuti, punto di partenza e strumento principale di lavoro di Punzo, le interazioni umane si trasformano in sorprendenti momenti di scoperta. Il teatro diventa in questo senso spazio dove agire e interagire con dinamiche inconsuete, al contempo liberatorie e destabilizzanti.
Sulla scena ognuno può essere quello che vuole, può liberare il proprio corpo come se diventasse improvvisamente un foglio bianco sul quale riscrivere la propria storia. Sì, perché oltre alle parole sono proprio i corpi l’elemento centrale e i protagonisti incontrastati del film di Amiel. Che si tratti di momenti di intimità, fuori dalla scena, di momenti di creazione o di ripetizioni in vista delle diverse rappresentazioni, i corpi degli attori si mostrano a noi come imponenti statue di cera pronte a sciogliersi sotto i riflettori. Il loro sgretolarsi e svanire, non è però mai un atto distruttivo ma catartico. Il lavoro sul corpo permette agli attori di uscire da una vita ordinaria fatta di regole, di orari imposti, di ritmi innaturali per entrare in uno spazio alternativo dove tutto è possibile, dove cambiare pelle e osservare il mondo con gli occhi meravigliati di chi si sveglia improvvisamente da un sogno.
Secondo Punzo, il teatro permette agli attori di trascendere, al pari di una pratica spirituale, la banalità del quotidiano per raggiungere un altro livello, dove essere veramente presenti e osservare la bellezza del mondo, commossi, divertiti e a volte spaventati.
Con Dentro la regista ci permette di osservare queste mutazioni, di partecipare a una metamorfosi liberatrice ma anche complessa, a tratti difficile. La forza del film è proprio questa, il fatto di mostrare la complessità e a tratti l’ambiguità di Punzo, il suo essere contemporaneamente amico e mentore intransigente, rassicurante e volutamente inflessibile. Il teatro, come la vita stessa, è anche questo, contraddizioni e incertezze, fonte di poesia ma anche di inevitabili tentennamenti.
Dentro è prodotto da Les Films du Bilboquet (Francia), Bande à part Films (Svizzera) e RTS Radio Télévision Suisse (Svizzera).
Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.















