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VISIONS DU RÉEL 2026

Recensione: Alea Jacarandas

di 

- L’ultimo lungometraggio del regista algerino Hassen Ferhani è un ritratto toccante e profondo non solo di suo padre ma anche di una città che, nonostante tutto, non smette di amare profondamente

Recensione: Alea Jacarandas

Sette anni dopo 143 rue du Désert, per il quale ha ricevuto il Pardo al miglior regista emergente al Locarno Film Festival, Hassen Ferhani presenta il suo ultimo lungometraggio Alea Jacarandas a Visions du Réel dove si è distinto nel concorso Burning Lights (leggi la notizia). Alea Jacarandas è un film potente, misterioso e commovente che parla non solo di trasmissione, di legami familiari e artistici intensi, ma anche di come continuare a sognare malgrado le atrocità del passato.

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Ritratto coraggioso e poetico di un padre-mentore che ha sempre osservato il mondo con gli occhi meravigliati di un bambino, l’ultimo film di Hassen Ferhani tocca nel profondo. Giornalista, intellettuale, saggista e scrittore, il padre del regista è una figura di spicco della scena intellettuale di Algeri, una città che non ha mai voluto abbandonare e che alimenta ogni pagina dei suoi libri. Ciò che il regista fa non è però proporci un’elegia del personaggio pubblico, quello che gli interessa è piuttosto mostrarci il suo mondo interiore, il legame con la sua città e con la realtà che lo circonda.

A partire da una riflessione sulle jacaranda, alberi esotici provenienti dall’America latina che si sono diffusi in tutta la città di Algeri, Hassen Ferhani parla non solo della città in cui è nato e nella quale è cresciuto ma anche delle difficoltà di accettare la violenza di un passato che ha segnato profondamente ogni strada, angolo e quartiere. Luogo famigliare e accogliente ma anche dilaniato da guerre sanguinarie, Algeri diventa metafora delle contraddizioni che caratterizzano la nostra società. Le jacaranda, così come Algeri, sono considerate dal padre del regista come delle allegorie della libertà, della fantasia e della bellezza, di sogni a occhi aperti che trasformano il reale in una magnifica avventura umana. “Sognare è una forma di resistenza” ci ricorda il protagonista del film, un atto di grande valore simbolico che permette di lottare contro la violenza della vita quotidiana. In quest’ottica, la capacità di meravigliarsi diventa fondamentale per sopravvivere a una realtà che non ha più molto da offrire e si nasconde in un angolo, come un animale ferito. Sognare permette a questo stesso animale di ritrovare la sua forza e bellezza, di tornare a vivere in libertà, con i suoi simili.

Grazie a un lavoro minuzioso e accurato sulla musica ma anche sui suoni (della natura e della città), Alea Jacarandas è un film estremamente musicale, una sorta di composizione ibrida dominata dalla voce inconfondibile del padre del regista. Con un ritmo lento e ipnotico che ricorda quello del poetry slam, il padre ci racconta, attraverso le pagine dei suoi libri ma anche riflettendo ad alta voce, il suo mondo, la sua città, la sua realtà. Il suo personalissimo modo di osservare i dettagli, le persone ma anche e soprattutto i margini della società, ci travolge come un sogno dal quale non riusciamo, o forse non vogliamo, svegliarci.

Da una jacaranda all’altra, dalla pagina di un libro alla sua interpretazione teatrale, il film non smette mai di interrogare la realtà. Composto di interviste, immagini d’archivio e discussioni con amici, famigliari o sconosciuti, Alea Jacarandas è un film che ci spinge a guardare il mondo diversamente, con tenerezza e fantasia, come se lo scoprissimo per la prima volta.

Alea Jacarandas è prodotto da Les Films du Bilboquet (Francia) in coproduzione con Tact Production (Francia) e Guelta Production (Algeria). AndanaFilms ne cura le vendite internazionali.

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