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CANNES 2026 Fuori Concorso

Recensione: La Vénus Électrique

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- CANNES 2026: Pierre Salvadori intreccia verità e menzogna, arte e inganno, nella seducente cornice di una commedia romantica diretta in modo magistrale

Recensione: La Vénus Électrique
Gustave Kervern e Anaïs Demoustier in La Vénus Électrique

"Da quando in qua le persone si baciano perché fa bel tempo?". Appassionato di leggerezza, dolcezza e ironia (a volte al limite del burlesco), capace di catturare personaggi alle prese con le difficoltà della vita, Pierre Salvadori ama celare i suoi molteplici talenti cinematografici sotto una patina di apparente semplicità, rifuggendo come la peste la bellezza eccessiva. Un approccio alla Billy Wilder (per citare solo un esempio) che non lo rende una scelta ovvia per i grandi festival che celebrano i film d'autore. Ma nel tempo, il regista ha affinato le sue capacità al punto da decidere di avventurarsi, per la prima volta (da un’idea di Rebecca Zlotowski) in un film in costume, La Vénus Électrique, che ha aperto il 79mo Festival di Cannes con l'artificio sdolcinato di una virtuosità narrativa.

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"Guarda e dipingi il mondo per me, colora la mia notte". Siamo a Parigi, nel 1928, e Suzanne (Anaïs Demoustier), attrazione di un luna park dove dispensa in scena baci elettrici, si spaccia per medium su richiesta disperata, intrisa di senso di colpa e alcol di Antoine (Pio Marmaï), un pittore che cerca di contattare Irène (Vimala Pons), la sua compagna scomparsa di recente. Sostenuta economicamente dal mercante d’arte Armand (Gilles Lellouche), che osserva come l'inganno riporti Antoine in vita e al lavoro, la giovane donna continua i suoi incontri simulati con il fantasma della donna, i cui segreti presto scoprirà nei suoi diari. Ma iniziano a emergere sentimenti veri, che complicano notevolmente la situazione ("in due eravamo in tre, ma all’improvviso eravamo in due e io ero sola")…

Abbracciando pienamente il suo mix di artificio (ritmo serratissimo e colpi di scena rocamboleschi, quasi come se si srotolasse una mappa del tesoro) e di realismo sociale sullo sfondo (l’arte e il denaro, le classi sociali), il film mostra una giocosa inventiva in ogni momento nella sua esplorazione della doppiezza. Il cineasta sviluppa (la sceneggiatura è scritta con Benoît Graffin e Benjamin Charbit) e intreccia progressivamente due temporalità, ridando vita ai ricordi di Irène e tessendo così il legame tra le due donne attorno al suo tema principale, la ricerca della felicità: "un nuovo amore non ne cancella un altro", ma "il colpo di fulmine non è un’idea, una metafora, è una sensazione, un turbamento". Un campo d’esplorazione dell’esperienza affettiva che Pierre Salvadori affronta con notevole abilità registica e un occhio attento al dettaglio, il tutto sotto le spoglie di una spensierata commedia teatrale che diverte i suoi interpreti e strappa un sorriso allo spettatore.

La Vénus Électrique è prodotto da Les Films Pelléas e coprodotto da France 2 Cinéma, Versus Production, Pio & Co, Tovo Films, la RTBF, Be tv e Orange, e Proximus. Playtime cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)


Photogallery 12/05/2026: Cannes 2026 - La Vénus électrique

15 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Pierre Salvadori, Pio Marmaï, Anaïs Demoustier, Gilles Lellouche, Vimala Pons
© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it

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