FILM / RECENSIONI Spagna / Belgio
Recensione: Yo no moriré de amor
- Basandosi sulla propria esperienza di vita, l'opera prima della regista Marta Matute ritrae in modo naturalistico gli effetti devastanti della grave malattia di una madre sui familiari

Il film trionfatore dell’ultima edizione del Festival di Malaga, Yo no moriré de amor, opera prima di Marta Matute, arriva nelle sale spagnole questo venerdí, 8 maggio, distribuito da Elastica. La pellicola non solo si è aggiudicata la Biznaga d'oro al miglior film spagnolo della sezione ufficiale, ma anche i trofei per due dei suoi interpreti (la debuttante Júlia Mascort, miglior attrice, e il veterano Tomás del Esnal, attore non protagonista), oltre al premio Feroz Puerta Oscura.
Con una sceneggiatura firmata dalla stessa regista – perfezionata, tra gli altri laboratori, alla Residenza dell'Accademia del Cinema – e basata su un decennio della sua vita, il film racconta, in modo conciso e naturalista, senza calcare la mano sul dramma, come una famiglia della periferia madrilena inizi a notare che la madre (interpretata da Sonia Almarcha, in alcune scene da brividi) cominci a manifestare i sintomi di una malattia cerebrale degenerativa.
Con il passare degli anni le sue due figlie – Inés, la maggiore, che vive a Barcellona (Laura Weissmahr, le cui emozioni sono sempre palpabili) e la giovane Claudia (la già citata Mascort) – e il padre (Tomás del Esnal) dovranno convivere a stretto contatto con questa malattia inarrestabile e irreversibile, adattando le loro giornate alla cura della madre.
E questa non è certo una famiglia perfetta, ma una famiglia ordinaria, poco incline a manifestare emozioni e sentimenti, con risorse limitate per poter ingaggiare medici specialisti e costretta a prendersi cura costantemente di una persona cara che sta lentamente perdendo con il passare dei mesi. Questa situazione, che molti spettatori potrebbero aver vissuto in prima persona, è devastante per la famiglia che la affronta.
È questo che l’autrice vuole denunciare con questo lungometraggio: la mancanza di aiuti efficaci da parte dei governi per la cura dei malati cronici, un peso che ricade sui loro familiari, con conseguenze estenuanti. Lo fa con una messa in scena matura, contenuta, misurata e minuziosa, in cui pesano più i silenzi, le ellissi e gli sguardi che gli stessi dialoghi.
Così, con il passare degli anni e incalzati da una forza maggiore, i parenti uniranno le forze, metteranno da parte le loro divergenze e riveleranno il loro livello di empatia, mentre l'esaurimento emotivo e fisico – danno collaterale della malattia materna – si farà sentire sulle loro abitudini, soprattutto su Claudia, che sta ancora scoprendo il mondo e se stessa.
Ma questo non è un film sulle patologie, bensì sull'assistenza, un film che alza la voce per chiedere una legge a tutela dei malati cronici e di coloro che sopportano il calvario di prendersi cura di loro 24 ore su 24. E questo, a volte, si può ottenere solo distaccandosi da una realtà che pesa troppo, come accade alla giovane Claudia.
Yo no moriré de amor è una produzione delle società spagnole Solita e Elastica e della belga Saga Film.
(Tradotto dallo spagnolo)
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