Recensione: Quelques mots d'amour
- CANNES 2026: Sulle orme di una ragazza in cerca del padre che non ha mai conosciuto, Rudi Rosenberg firma un melodramma asciutto e molto toccante

"So che mi vuole bene. Gli ho scritto una lettera: sono io, Abi, tua figlia. So che vuoi incontrarmi. Non ce l'ho con te. Non devi aver paura di mia madre, non ti chiederemo soldi". Sulla scia di queste parole di una bambina di sette anni che condivide la sua fede ingenua con le compagne di ricreazione, Rudi Rosenberg si lancia nel cuore di un racconto semplice, diretto ed emozionante con il suo secondo lungometraggio, Quelques mots d'amour, presentato nella sezione Un Certain Regard della 79ma edizione del Festival di Cannes. Un'esplorazione empatica e metodica dei sentimenti di un piccolo nucleo familiare a cui manca un tassello, che il cineasta francese (vincitore a San Sebastian nella sezione New Directors nel 2015 con Il ragazzo nuovo) sviluppa abilmente in due tempi, a sette anni di distanza.
"Sua figlia voleva vederlo, non lo conosce, non l'ha mai visto". Siamo nel 1995, nella banlieue parigina, e a scandire il tentativo di Erica (l'eccellente Hafsia Herzi) di far incontrare Abigail (Ella Bedoucha) e suo padre Antoine sono una porta richiusa bruscamente da una portinaia e una sagoma molto vaga alla finestra. Ma la piccola si aggrappa al suo sogno come alla foto di suo padre, e ogni giorno scruta la cassetta della posta (dove spera in una risposta alla missiva che ha inviato) nonostante le spiegazioni e gli avvertimenti di sua madre ("non voleva figli", "andrà a finire male", "a volte è meglio non avere un padre"). Quest'ultima (che ha anche un figlio più piccolo, Yoni, avuto da un altro uomo da cui è separata), disarmata di fronte al dolore della figlia, accetta comunque di tentare un'altra visita improvvisata. Purtroppo, Antoine ha traslocato senza lasciare indirizzo e Abi riceve un crudele colpo al cuore quando scopre che suo padre ha un'altra famiglia e un'altra figlia. La foto viene strappata e, dopo un'ellissi di sette anni, ritroviamo il trio familiare con un Yoni (Mateo Danila) di 12 anni e un'Abi (la rivelazione Nour Salam) la cui ricerca del padre è tutt'altro che conclusa, una ricerca che è diventata un'ossessione...
Scritto dal regista, lo script si concentra sull'essenziale attorno a un'indagine avvincente punteggiata da piccoli colpi di scena. Esplora temi come l'abbandono, l'angoscia (intrisa di senso di colpa) dell'amore materno di fronte alla sofferenza dei figli e i suoi tentativi di alleviarla (senza sapere veramente come, oscillando tra l'aiutare e il proteggere), e più in generale, l'essenza stessa dei legami familiari. Ne risulta un film intimo (come una scatola dei segreti nascosta sotto un letto) e molto toccante su una figlia consumata dall'assenza e su una madre coraggio che cresce da sola i suoi figli. Un melodramma classico, incentrato sui suoi personaggi principali, volutamente sobrio ma estremamente efficace, girato con un realismo splendidamente catturato dal direttore della fotografia Éric Dumont.
Quelques mots d'amour è prodotto da Chi-Fou-Mi Productions e coprodotto da Chapter 2 , TF1 Productions e StudioCanal che cura le vendite internazionali.
(Tradotto dal francese)
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