CANNES 2026 Semaine de la Critique
Recensione: Du Fioul dans les artères
- CANNES 2026: Nei panni di un camionista solitario travolto da un colpo di fulmine internazionale, Alexis Manenti incanta nell'originale lungometraggio d'esordio di Pierre Le Gall

Non c’è niente di meglio di una scena iconica e, meglio ancora, quando è inattesa e insolita (niente spoiler), per imprimere nella memoria un primo lungometraggio. È il caso di Du Fioul dans les artères di Pierre Le Gall, svelato in proiezione speciale alla Semaine de la Critique della 79ma edizione del Festival di Cannes. E, al di là di questo climax, il cineasta francese riesce nella scommessa di mettere in scena un film romantico ("non pensavo che potesse capitare a uno come me") in un universo che in apparenza non lo è affatto, quello degli autotrasportatori.
"La pausa è a fine giornata: più lavori, meglio dormi". Figlio di un camionista, Étienne (l’impeccabile Alexis Manenti) vive il suo mestiere come un sacerdozio: "sono concentrato sulla mia strada". Devoto, meticoloso, inanella come un metronomo le tratte, i carichi e gli scarichi, le notti e i giorni nella sua cabina, i parcheggi, le stazioni di servizio, i moli e i magazzini. L’asfalto scorre, le zone industriali sputano fumi e solo il contatto radio con la sua base e qualche messaggio con la sorella sembrano collegare al mondo esterno questo giovane quarantenne single che si appaga in incontri sessuali segreti e occasionali. Finché un giorno incrocia Bartosz (Julian Świeżewski), un autista polacco. È un colpo di fulmine ed Étienne farà di tutto per ritrovarlo. Ma gli itinerari degli amanti non sono facilmente compatibili, perché Étienne ormai guida solo in Francia e in Inghilterra ("l’inferno: le dogane, il tunnel, l’attesa") mentre Bartosz percorre in lungo e in largo tutto il Vecchio Continente, da Rotterdam alla Danimarca, passando per La Hague, Amburgo, Danzica, Larissa, Francoforte, la Lituania, ecc.). Tra FaceTime e appuntamenti complicatissimi, i loro sentimenti sono messi a dura prova…
Descrivendo con grande credibilità l’ambiente professionale dei due protagonisti (guerra dei prezzi tra operatori, esaurimento fisico e psicologico - "non si rendono conto dei rischi che ti fanno correre" -, spirito di corpo, precarietà economica degli autisti e difficoltà ad avere una vita privata normale, ecc.), il film dà prova di grande sensibilità in uno studio in situ (e in marcia) della solitudine, valorizzato dall’interpretazione di Alexis Manenti, e beneficia del bel lavoro del direttore della fotografia Antoine Cormier (che restituisce con realismo questo mondo di grigiore e cemento) e di Paul Sabin alle musiche. E questa ottima storia (scritta dal regista con Camille Perton e Martin Drouot), che alterna il crudo e il dolce, la ruvidità e le piccole punte di emozione, l’individualismo ripiegato su se stesso e la solidarietà della trasmissione di valori, sa anche rilanciare con efficacia (in una vena più classica di ricerca del paradiso perduto). Perché a volte bisogna superare i propri confini mentali, rimettersi in discussione ed emanciparsi dalle proprie routine protettive per sperare di rivelarsi a se stessi, amare ed essere amati.
Du Fioul dans les artères è prodotto da Ex Nihilo e coprodotto dalla società polacca Lumisenta Film Foundation. Pyramide International gestisce le vendite internazionali.
(Tradotto dal francese)
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