Recensione: L'Abandon
- CANNES 2026: Vincent Garenq offre una tesa ricostruzione degli ultimi giorni dell'insegnante francese Samuel Paty per far luce sulle carenze istituzionali e sul costo umano dell'isteria sociale

Presentato nella sezione Fuori concorso di Cannes e uscito contemporaneamente in tutta la Francia, distribuito da UGC, L'Abandon di Vincent Garenq è incentrato sugli ultimi 11 giorni di Samuel Paty (interpretato da Antoine Reinartz), l'insegnante francese ucciso e decapitato mentre lasciava la scuola media dove insegnava Storia e Geografia il 16 ottobre 2020. Quali sono stati i motivi principali del suo assassinio? Qual è la storia dietro il nome emerso sui giornali di tutto il mondo? Un uomo la cui vita e le cui convinzioni restano sconosciute alla maggior parte delle persone che hanno letto gli articoli sulla sua morte?
Dopo aver mostrato ad alcuni suoi studenti le caricature di Charlie Hebdo all'origine dei celebri attentati terroristici del 2015 per discutere di libertà di espressione e laicità, Paty si ritrova inevitabilmente a dover gestire tensioni in classe, dove siedono diversi studenti musulmani. Una di loro, Bashira (la straordinaria rivelazione Emma Boumali), decide di usare frammenti di verità dell'episodio per inventare una storia che innescherà una catena di fraintendimenti e conseguenze terribili. Quando poi suo padre, Nedjim Bouizzoul, insiste per diffondere il racconto, l'immediata ondata d'indignazione contro Paty provocherà il suo abandon (il titolo francese del film) – l'abbandono da parte di tutti coloro che lo circondano. Ciononostante, Victoire Lanion (Emmanuelle Bercot), la dirigente scolastica, tenta il più possibile di riportare la calma nell'istituto, mentre crescono gli attriti tra gli altri membri del personale.
L'aspetto più interessante di L'Abandon è che è lontano dall'essere un racconto retorico ed evita ogni facile predica. Sceglie invece di raccontare i fatti per ciò che sono, lasciando i giudizi finali al pubblico senza indirizzarne le emozioni in una direzione precisa. Tutto, dagli aspetti tecnici alla sceneggiatura, risulta distaccato, a tratti distante, come se stessimo guardando un documentario d'osservazione. La fotografia fredda e bluastra di Renaud Chassaing, unita alle musiche di Nicolas Errera, fa vibrare l'aria d'inquietudine fin dall'inizio.
Questo approccio è particolarmente interessante, perché ogni personaggio della storia è forte a modo suo. In fondo è un film di attori: con un casting sbagliato sarebbe stato un disastro, poiché il suo rigore tecnico non consente molte sperimentazioni su altri fronti. Antoine Reinartz guida un cast corale molto credibile e il regista indugia su ciascuno di loro quel tanto che basta a farci entrare nel loro mondo e percepirne i turbamenti interiori, soprattutto quando si tratta dei più giovani, gli studenti di Paty.
La veridicità del racconto è assicurata anche grazie al contributo della sorella di Samuel Paty, Mickaëlle, durante la scrittura. Il libro di Stéphane Simon Les derniers jours de Samuel Paty è stato un ulteriore riferimento per Garenq. Dato l'argomento estremamente delicato e la complessiva cura dell'esecuzione, L'Abandon sta già alimentando un vivace dibattito in patria ed è destinato a diventare un titolo politicamente controverso anche oltreconfine. Il suo approccio cinematografico tradizionale probabilmente conquisterà il grande pubblico e incontrerà un'accoglienza più tiepida da parte della critica. Con un tema così spinoso, la scelta più sicura era proprio questa – anche per rispettare l'eredità emotiva di Paty – e il risultato può dirsi riuscito. Il film scorre velocemente, mantenendo alta la tensione e la posta in gioco.
L'Abandon è prodotto dalle francesi Outside Films e Les Films du Kiosque, con il sostegno di France 3 Cinéma, UGC France e Umedia (Bruxelles). Le vendite internazionali sono affidate a Studio TF1.
(Tradotto dall'inglese)
Photogallery 13/05/2026: Cannes 2026 - Forsaken
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© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it
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