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CANNES 2026 Proiezioni speciali

Recensione: Ceniza en la boca

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- CANNES 2026: Il quarto film di Diego Luna è un dramma sull'immigrazione crudo e toccante che segue il difficile percorso di una giovane donna e della sua famiglia divisa tra Messico e Spagna

Recensione: Ceniza en la boca
Anna Díaz in Ceniza en la boca

Ceniza en la boca è stato presentato nella sezione Proiezioni speciali del Festival di Cannes e rappresenta il quarto lavoro dietro la macchina da presa della star messicana Diego Luna. Il film racconta la storia di una giovane donna, Lucila (Anna Díaz), lasciata in Messico dalla madre, Isabel (Adriana Paz), partita in cerca di fortuna in Spagna. Con lei resta anche il fratello Diego (Sergio Bautista). Dopo alcuni anni, la famiglia si riunisce a Madrid. I due fratelli affrontano in modo diverso la nuova vita: Diego fatica ad adattarsi, mentre Lucila cerca di trarre il massimo dalla propria esistenza, per quanto le circostanze lo consentano.

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Il film, tratto dal romanzo del 2022 di Brenda Navarro, segue poi Lucila a Barcellona, dove si trasferisce dietro insistenza dell’amica Jimena (Laura Gómez). Lì, come nella capitale spagnola, si destreggia tra vari lavori cercando di tenerli nascosti al suo fidanzato gringo. Lontana da madre e fratello, è assorbita dal costruirsi una vita da sola, ma un evento improvviso la riporta in Messico, dove osserva con occhi adulti l’esistenza dalla quale la madre aveva cercato di salvarla.

La forza di Ceniza en la boca risiede nel suo tema, potente, che affonda nel nodo dell’immigrazione e nella difficoltà di mantenere legami familiari sani, senza mai ricorrere a facili espedienti strappalacrime. La struttura circolare che inizia e termina in Messico dà respiro al racconto e permette al pubblico di comprendere appieno la vita parallela che Lucila avrebbe potuto vivere se la madre non avesse deciso di partire – una scelta per la quale la ragazza le serba rancore. L’aver dovuto accudire da sola il fratellino ha reso Lucila più forte e molto più responsabile, come si nota dal modo in cui tratta il bambino di cui si occupa come babysitter.

La sceneggiatura, scritta da Luna insieme a Diego Rabasa, lavora soprattutto per sottrazione, ma non sempre con esiti efficaci. Mostra più che spiegare, ma in alcune parti procede a singhiozzo. Ciononostante, a tratti può sembrare troppo distaccata o approssimativa: sappiamo poco dei personaggi che circondano Lucila, in particolare della sua famiglia, poiché gran parte del film trascorre nel silenzio o indugiando sulle espressioni di Anna Díaz. La 29enne è, di fatto, la vera rivelazione dell’opera. Laddove la scrittura o la regia perdono un po’ di forza, l’interpretazione genuina di Díaz salva la situazione, in un film che spesso sfiora il documentario.

La fotografia di Damián García è molto rigorosa e formale, e contribuisce all’impostazione quasi documentaria. Luna offre l’opposto di una rappresentazione stereotipata, colorata e gioiosa della Spagna e del Messico: qui non c’è romanticismo, e per molti questa è la realtà. In questo senso, la crudezza e la malinconia di fondo del film ne sono le qualità migliori. È un'opera con qualche imperfezione, ma anche con un cuore autentico e qualcosa di forte e chiaro da dire. In definitiva, è commovente senza sforzo: il tentativo disperato di Lucila di essere felice con ciò che le è stato dato rispecchia la storia di milioni di altre persone nelle stesse condizioni.

Ceniza en la boca è una produzione messicano-spagnola guidata da La corriente del golfo, Animal de luz films, Inicia Films e Perro Azul. Luxbox ne cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)


Photogallery 13/05/2026: Cannes 2026 - Ashes

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Diego Luna, Anna Diaz
© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it

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