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CANNES 2026 Cannes Première

Recensione: La Troisième Nuit

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- CANNES 2026: In un film classico incentrato sull'essenziale, Daniel Auteuil porta alla luce un crudele episodio storico in cui l'etica personale e gli interessi dello Stato si scontrano

Recensione: La Troisième Nuit
Daniel Auteuil (centro) in La Troisième Nuit

"Lasciate da parte i vostri princìpi: qui si esegue un compito", "Mostratevi docili con coloro che hanno ancora una possibilità di sopravvivere – Non sono legato alla legge, ma alla giustizia – Io sono un funzionario, so qual è il mio dovere". Siamo nell’estate del 1942, nella zona libera della Francia occupata dai tedeschi e il governo di Vichy decide di dare garanzie al suo vincitore consegnandogli degli ebrei. La prefettura di Lione ha dunque la missione di orchestrare arresti, l’internamento in un campo di detenzione e la valutazione di possibili esenzioni dal trasferimento in base a 11 criteri accuratamente dettagliati da una circolare. Questa è la storia realmente accaduta (che fa eco a numerose situazioni equivalenti nel mondo contemporaneo) che ha scelto di raccontare Daniel Auteuil in La Troisième Nuit, presentato nel programma Cannes Première del 79mo Festival di Cannes.

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"Contesterete ognuno dei nomi?". Attorno al grande tavolo allestito nella baracca 16 del campo di Vénissieux, la commissione detta "di screening", presieduta da Gilbert Lesage (Antoine Reinartz), distaccato dal Servizio Sociale per gli Stranieri della prefettura e affiancato dai rappresentanti delle organizzazioni umanitarie (tra cui L’Amitié chrétienne diretta da Padre Glasberg – incarnato dallo stesso regista, La Cimade, ecc.) è burrascosa. Responsabile di tutta la logistica dell’operazione, il poliziotto Lucien Marchais (Grégory Gadebois) si irrita per quella che considera un’ostruzione e un aggiramento delle regole da parte di chi cerca di salvare il maggior numero di persone (fabbricando falsi certificati di ogni genere). Ma il tempo stringe, per gli uni sotto la pressione dell’amministrazione, per gli altri sotto quella della loro coscienza. Perché "ogni caso è una persona"… 

Filmato con sobrietà a macchina a spalla all’interno del campo, La Troisième Nuit (la cui sceneggiatura è stata scritta da Camille Lugan e Daniel Auteuil, da un’idea originale di Adrien Nussenbaum) si sviluppa a un ritmo sostenuto; la qualità dei tre interpreti principali (ai quali si possono aggiungere Luàna Bajrami e Grégoire Colin) e i loro confronti mascherano un leggero deficit di approfondimento dei personaggi che, nondimeno, non sono trattati in maniera troppo manichea (ognuno ha le sue ragioni). La priorità è chiaramente data all’evento in sé e all’edificante lezione di Storia e di morale che simboleggia. Perché se 108 bambini sono stati alla fine salvati il 28 agosto 1942, i loro genitori hanno dovuto firmare, per questo, dolorosi atti di abbandono. Un’atmosfera drammatica che il film restituisce fortunatamente senza calcare troppo l’emozione, preferendo concentrarsi sui dilemmi della disobbedienza civile di chi sceglie di ascoltare il proprio cuore ("avevo paura, ma andarsene sarebbe una colpa") piuttosto che le autorità. Una scelta senza tempo. 

La Troisième Nuit è prodotto da Les Films Velvet con Palatio Films, La Smala Productions, Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma e SND (che cura anche le vendite internazionali).

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(Tradotto dal francese)

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