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CANNES 2026 Un Certain Regard

Recensione: Yesterday the Eye Didn’t Sleep

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- CANNES 2026: Con il suo primo lungometraggio, Rakan Mayasi offre una storia visivamente straordinaria, dai toni tragici, che esplora le vite di donne che cercano di resistere al proprio destino

Recensione: Yesterday the Eye Didn’t Sleep
Jawaher Al Mawla e Rim Al Mawla in Yesterday the Eye Didn’t Sleep

Alle suggestioni poetiche e al mistero del titolo fanno eco le immagini. Yesterday the Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi è stato svelato in prima mondiale nella sezione Un Certain Regard del 79mo Festival di Cannes. Pur trattandosi di un primo lungometraggio, il cineasta palestinese, nato in Germania e residente a Bruxelles, formatosi in Corea del Sud con Abbas Kiarostami, poi con Béla Tarr a Bucarest, e diplomato alla LUCA School of Arts in Belgio, vanta già una solida filmografia, con i suoi cortometraggi che hanno viaggiato in tutto il mondo.

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Nella valle della Bekaa, una ragazza è scomparsa. È al centro di tutte le conversazioni. Nel corso di una discussione si apprende che era innamorata di un uomo sposato, la si sospetta di aver dato fuoco a un’auto. E se se ne fosse andata perché colpevole, di questo e forse di più ancora, di essere una donna che desidera? Quando suo cugino investe per errore un uomo di un clan rivale, la situazione degenera. Si invoca la legge del taglione, una vita per una vita. Solo che, se il cugino viene spinto all’esilio, sono le vite delle sue sorelle a essere messe sul piatto della bilancia. Così Rim e Jawaher vengono esfiltrate dalla loro comunità, inviate presso la tribù offesa per essere offerte in cambio, vittime collaterali e sacrificali di un incidente mascherato da crimine. Una delle due verrà data in moglie, quanto all’altra…

Rakan Mayasi presenta Yesterday the Eye Didn’t Sleep come un'opera non-fiction e, di fatto, l’interpretazione è affidata ad attrici e attori non professionisti che vivono nella regione, e persino la casa che si vede nel film è quella dei protagonisti principali. Il film è stato girato in Libano durante il cessate il fuoco, in un’urgenza che si avverte nelle tematiche del film e nei conflitti che sottendono il racconto (la guerra in Siria, dove gli uomini vanno e da dove tornano, i campi profughi dove si cerca la scomparsa, la geopolitica della regione che permea l’arco narrativo). Eppure la forma del film ricerca e valorizza i momenti di pausa, i gesti del quotidiano e l’immensità dei paesaggi, teatro impassibile di queste tragedie moderne. Si ascolta nell’ombra, con le donne. Si sente il vento, e il respiro di Rim. Ci si prende il tempo con lei per salutare i bambini prima di essere offerta in sacrificio, e con suo padre per murare la casa abbandonata nell’esilio. Rakan Mayasi compone le sue inquadrature come dipinti, moltiplicando fotogrammi all'interno di altri fotogrammi, raffigurando limiti e ostacoli, fino alla scena finale. Nel corso della narrazione di queste vite spezzate, alcune sequenze sospendono il tempo con la bellezza di un paesaggio che scorre fuori dal finestrino di un'auto, o con una giovane donna in piedi davanti a una finestra che, sedendosi, rivela la sorella fuori, nel suo abito da sposa, così vicina eppure già lontana.

Prodotto da Atata (Belgio), al suo primo lungometraggio, Yesterday the Eye Didn’t Sleep è coprodotto da TCPC, Lux Motus Tempus, Mayana Films e Naoko Films, con il sostegno, tra gli altri, del Palestine Film Fund, del Doha Film Institute e del Red Sea Fund. Le vendite internazionali sono affidate alla società con sede a Parigi e Berlino Salaud Morisset.

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(Tradotto dal francese)

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