Recensione: Si tu penses bien
- CANNES 2026: Géraldine Nakache ricostruisce la storia di una relazione coniugale all'insegna del controllo, al ritmo dei sacri rituali ebraici

L’attrice e regista francese Géraldine Nakache ha presentato, in occasione del 79mo Festival di Cannes nella sezione Cannes Première, il suo quarto lungometraggio, Si tu penses bien, un dramma coniugale sorretto dalla decisamente talentuosa Monia Chokri.
"Pensa bene, andrà tutto bene". Questo mantra fondante della religione ebraica ha accompagnato Gil per tutta la vita, soprattutto nei momenti duri e di dubbio. Direttrice della fotografia, ha messo in pausa la carriera per mettere su famiglia, crescere la sua bambina e darle un fratellino o una sorellina. Quando riceve la telefonata di un ex collega che le propone un lavoro, nel racconto riaffiora tutta la sua vita di prima, le ragioni che l’hanno portata a isolarsi, e a vedere quella proposta come un’opportunità di emancipazione, anche se fatica a dirselo. Navigando tra andirivieni temporali, il racconto mette in luce i meccanismi complessi che regolano la relazione che unisce Gil e Jacques (Niels Schneider), suo marito, e che appare presto come un rapporto di controllo fra i più tossici. Soffermandosi su istantanee della vita della coppia disseminate nel tempo, la sceneggiatura evidenzia una serie di situazioni che sono veri e propri segnali d’allarme. Il film scompone la dinamica di dominio basata su isolamento, colpevolizzazione, sorveglianza, rovesciamento dello stigma, gaslighting. Questi concetti sono incarnati in brevi scene di vita quotidiana della coppia, che culminano forse con la nascita della loro prima figlia, quando Jacques impedisce alla famiglia di Gil di far loro visita e di conoscere la nipotina.
La violenza domestica è un tema già trattato al cinema (viene ovviamente in mente Mon roi per quanto riguarda il cinema francese), poiché racchiude in sé un proprio potenziale narrativo, e la deflagrazione di #MeToo non solo ha liberato la parola, ma ha anche aggiornato alcuni concetti che ne consentono una migliore comprensione. Si tu penses bien si inserisce in questo slancio, ma affronta la questione mettendola in relazione con la fede della sua eroina. Ebrea, come il marito, Gil ha un approccio alla religione diverso da quello di lui, meno rigoroso nell’applicazione del rito. Eppure è proprio nella sua fede che vacilla quando prende coscienza della situazione e decide di agire. Come conciliare le proprie convinzioni religiose con la separazione? Come superare l’ingiunzione: pensa bene, andrà tutto bene. Il film si apre con una scena di mikvah, il bagno rituale che scandisce la vita delle donne ebree sposate. Un bagno purificatorio che ha il sapore dell’obbligo, ma che permetterà anche a Gil, forse, di passare da uno stato a un altro.
Si tu penses bien è prodotto da Liaison Cinématographique (Francia), Pan Cinéma (Pan-Européenne) (Francia), Artémis Productions (Belgio) e Les Productions du Ch’timi (Francia). Le vendite internazionali sono affidate a Playtime.
(Tradotto dall'inglese)
Photogallery 15/05/2026: Cannes 2026 - Think Good
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