CANNES 2026 Proiezioni di mezzanotte
Recensione: Full Phil
di David Katz
- CANNES 2026: Woody Harrelson e Kristen Stewart sono gli ultimi fortunati attori ad entrare nell'universo di Quentin Dupieux, interpretando rispettivamente un magnate americano e sua figlia

Sappiamo che Quentin Dupieux è un grande appassionato di retrofuturismo e, fatto affascinante, nel suo ultimo piccolo gioiello di film, Full Phil, questa predilezione si estende ai lettori DVD portatili argentati degli anni 2000, con uno schermo più piccolo di quello utilizzato per l'intrattenimento a bordo degli aerei. E questo è solo il primo di una serie di oggetti misteriosi che illuminano il suo nuovo film, ancora una volta interpretato da star di fama internazionale disposte a prendersi in giro, questa volta Kristen Stewart, Woody Harrelson ed Emma Mackey – il cast più celebre e hollywoodiano che Dupieux abbia riunito finora. Il film, il cui titolo acquista senso solo nelle battute finali dei suoi 78 minuti, è stato presentato in Proiezione di mezzanotte al Festival di Cannes.
I primi attori americani a comparire sullo schermo sono più di nicchia, e di culto, trattandosi dei tremendi Tim Heidecker ed Eric Wareheim (alias Tim & Eric), santi patroni statunitensi della commedia alternativa o anti-commedia (più o meno le controparti di Grégoire Ludig e David Marsais del Palmashow, che Dupieux ha impiegato nei suoi film destinati al pubblico francese). Interpretano scienziati pazzi insigniti del Nobel (!) in un pastiche di B-movie in bianco e nero che il personaggio di Stewart, Madeleine Doom, guarda sul suddetto mini-lettore DVD mentre si gode una pausa nella sua suite, in un lussuoso hotel parigino, davanti a una quantità di cibo da room service comicamente pantagruelica. È venuta a Parigi per ritrovare, dopo aver tagliato i ponti per molto tempo, il padre Philip (Harrelson), ricco industriale che con generosità divide con lei questa stanza principesca e salda tutti i conti. Quando una lite (di facciata) per una questione di toilette intasate si infiamma più del previsto (e quando attinge alla sua vena scatologica, Dupieux non è propriamente sottile), un’addetta dell'hotel, Lucie (Charlotte Le Bon, probabilmente scelta per aver recitato in White Lotus), viene a constatare il problema e comincia a trovare sospetto, se non preoccupante, il comportamento di Philip. Le cose degenerano, ovviamente, ma Dupieux si premura anche di scavare, con serietà e sincerità, nella tormentata storia familiare dei Doom – il che è abbastanza nuovo per lui.
Quando Lucie comincia a seguirli ovunque per tenere d’occhio Philip, è proprio il momento in cui gli spettatori neofiti in sala, quelli che si erano decisi finalmente ad andare a vedere un Dupieux, rischiano di non voler proseguire, dato il modo in cui lui sbeffeggia le sensibilità odierne attorno alla mascolinità tossica e ai comportamenti considerati appropriati o meno. Si potrebbe dire che sia molto caratteristico dell’umorismo francese, licenzioso e irriverente, piuttosto distante dal nuovo spirito "edgelord" americano (va sottolineato, a questo proposito, che malgrado lo scintillante parterre di interpreti anglofoni si tratta di una produzione al 100% europea). Se la cava per un soffio, soprattutto perché, sul piano della fattura, Dupieux consegna qui un lavoro agile e impressionante, padroneggiando alla perfezione il tono adottato, il tempo comico (non butta alle ortiche i due pilastri tradizionali della commedia: preparazione della situazione e ricompensa finale) e la giusta dose di surrealismo da iniettare. Per citare David Lynch in Blue Velvet, palese fonte d’ispirazione per Dupieux, l’universo del regista francese è un "mondo strano" con parametri e una metafisica propri, per giunta elastici, ma nondimeno rigorosamente definiti e controllati. Il film prolunga anche, con garbo, il commento sociale intravisto in Yannick, uno dei suoi titoli più acclamati, attraverso una manifestazione violenta e rumorosa che esplode nella strada davanti all’hotel, nella più totale indifferenza di clienti e personale.
Dupieux, sempre più "di casa" a Cannes, e nel cinema in generale, ha anche l’onore quest’anno di chiudere la Quinzaine des Cinéastes con Vertiginous, il suo primo lungometraggio interamente animato. Gli scienziati pazzi possono fabbricarci una macchina del tempo per farci essere già lì?
Full Phil ha riunito gli sforzi di Francia, Belgio e Lussemburgo attraverso le società Chi-Fou-Mi Productions, Artémis Productions e Samsa Film. Le vendite internazionali del film sono affidate a StudioCanal.
(Tradotto dall'inglese)
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