CANNES 2026 Proiezioni di mezzanotte
Recensione: Jim Queen
- CANNES 2026: Nicolas Athane e Marco Nguyen firmano una satira d'animazione tagliente, esilarante e toccante, attorno a una malattia fittizia che trasforma gli uomini gay in eterosessuali

Jim Queen, un film d'animazione per adulti diretto da Nicolas Athané e Marco Nguyen (al loro esordio alla regia) e co-sceneggiato dal duo insieme a Simon Balteaux e Brice Chevillard, ruota attorno a una malattia fittizia nota come “heterosis”, un virus che trasforma gli uomini gay in eterosessuali. Il film ha debuttato nella sezione Proiezioni di mezzanotte del Festival di Cannes di quest’anno.
All’inizio seguiamo le storie parallele di “Perfect Jim” – doppiato nella versione originale francese dal comico Alex Ramirès – che lascia a bocca aperta chiunque posi gli occhi su di lui e fa l’icona gay e l’influencer a Parigi. Un giorno, però, contrae l’heterosis e il suo mondo comincia a crollare. Gli scompaiono gli addominali, all’improvviso comincia a capire le regole del calcio, sviluppa una serie di altri tratti stereotipicamente “eterosessuali” e finisce persino per baciare una donna. Di conseguenza, perde quasi tutti i suoi follower. Tutti tranne uno: Lucien, un twink — termine dello slang gay che indica un giovane esile, di solito tra la tarda adolescenza e i vent’anni, con poca o nessuna peluria — la cui madre, la politica Christine Bayer, non fa mistero del suo disprezzo per i diritti LGBTQ+. Incapace di rivelarle la verità sulla propria sessualità, Lucien decide di unire le forze con Jim alla ricerca di una cura per il misterioso virus che, nel frattempo, ha iniziato a diffondersi rapidamente.
Nei suoi scattanti 85 minuti, Jim Queen si rivela un esempio straordinario di giusto equilibrio tra umorismo e serietà, affrontando un tema raramente esplorato nell’animazione. Intriso di riferimenti sessuali — molti dei quali davvero spassosi, sebbene non sempre particolarmente originali — il film si misura anche con temi più seri come l’autoaccettazione, l’identità e le mancanze dell’amore materno. Gli archi dei personaggi sono avvincenti e la sceneggiatura offre abbastanza colpi di scena da tenere il pubblico costantemente all’erta. Il lavoro di Athané e Nguyen abbraccia inoltre, in parte, la forma del musical, includendo diverse sequenze cantate che arricchiscono ulteriormente il racconto.
Perché un film del genere non è stato realizzato prima? La premessa è semplice ma efficace, rispettando la regola non scritta del cinema secondo cui un film dovrebbe poter essere riassunto in poche parole o frasi, pur trasmettendone l’essenza. Inoltre, questa piccola gemma animata colma un vuoto che probabilmente in pochi avevano percepito, e lo fa con un’animazione sorprendentemente solida nonostante il budget ridotto.
In sintesi, Jim Queen è divertente, spassoso, toccante e satirico. Man mano che la storia procede, non perde mai mordente né ricorre a soluzioni eccessivamente sentimentali. Preferisce invece concentrarsi su personaggi imperfetti, evitando del tutto nette contrapposizioni tra “buoni” e “cattivi”: lo stesso Jim all’inizio del film è un uomo insopportabilmente autoreferenziale. Non resta che augurarsi che il film trovi la risonanza che merita, tanto all’interno quanto al di fuori della comunità che ritrae.
Il film è prodotto da Bobbypills (Francia) e Umedia (Belgio). Le vendite internazionali sono affidate a Global Constellation.
(Tradotto dall'inglese)
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