Recensione: Notre salut
- CANNES 2026: Emmanuel Marre firma un film storico al presente, immaginando un funzionario di Vichy che sogna in grande e puntando la sua macchina da presa sull'altra faccia della Storia

La nostra epoca sembra ossessionata dal secolo scorso, a cominciare dal periodo della Seconda guerra mondiale, che da qualche tempo popola le sale cinematografiche come gli scaffali delle librerie. Questo sguardo all’indietro offre talvolta un chiarore folgorante su ciò che potrebbe attenderci e, in questo senso, Notre salut di Emmanuel Marre, presentato in concorso al 79mo Festival di Cannes, è quanto mai folgorante, tanto per la sua forma, di potente contemporaneità, quanto per ciò che induce a pensare della società degli uomini.
"La nostra salvezza non sarebbe prima di tutto la vostra salvezza?", chiede un funzionario a cui Henri Marre (Swann Arlaud) è desideroso di "vendere" il suo libro omonimo, in cui teorizza un futuro migliore per la Francia, facendo leva sulla sconfitta contro la Germania per ricostruire, sotto l’egida del maresciallo Pétain, una società più efficiente. Lasciandosi alle spalle moglie e figli, Henri cerca di stabilirsi a Vichy, dove conta di ritagliarsi un ruolo di rilievo. Stufo di comparire sullo sfondo delle foto ufficiali, è pronto a tutto pur di passare finalmente in primo piano. Così osserva, ascolta, trama, e finisce per ottenere un posto da funzionario, un bell’abito, benché un po’ grande, e un ufficio. Rinvigorito da questo nuovo status, scopre gradualmente che il suo patriottismo lo sta isolando e sviando. Nel frattempo, la Francia, come lui, sprofonda nella collaborazione, e sua moglie Paulette (Sandrine Blancke) si aggrappa come meglio può al loro amore, che ben presto si logora fino all'esaurimento.
Henri è divorato dalla sua ambizione personale: è al tempo stesso risolutamente opportunista e sinceramente convinto della validità della sua visione del mondo. Accecato da questa doppia spinta, non vede che il proprio interesse e cadrà dalle nuvole quando, avendo finalmente raggiunto il primo piano, capirà di essere dalla parte sbagliata della Storia. La macchina da presa si inscrive in questa ricerca, filmando Henri ai margini dell’azione, oppure stringendo su di lui per riportarlo al centro, messo con le spalle al muro di fronte alle proprie responsabilità. Un modo, attraverso le immagini, di iscriverlo nel suo contesto e di sondare anche gli echi collettivi della sua traiettoria.
Ciò che propone Notre salut, posando lo sguardo su un personaggio di secondo piano, è anche soffermarsi sul controcampo della Storia ufficiale. La guerra si impone come il fuori campo assoluto: quello della società francese dell’epoca, che dopo la sconfitta vive una forma di status quo, ma anche quello dei personaggi che si accomodano (o si sforzano) di ignorarla. Almeno alcuni di loro, perché più il tempo passa, più gli indizi si accumulano e le resistenze affiorano, presto impossibili da ignorare. È un ritratto in movimento di un uomo ma anche del suo tempo, in cui la telecamera onnipresente e perspicace ci ricorda costantemente il nostro dovere di spettatori attivi, partecipanti a una narrazione al presente di una storia passata che sappiamo spesso ripetersi. Immergendo il suo protagonista negli aspetti più banali e strazianti della vita quotidiana, dal lavoro d’ufficio all’usura dell’amore, il film abolisce la distanza con il suo antieroe, le cui meschinità appaiono spesso così familiari. Notre salut non rivisita la Storia, la filma nel suo presente, forte dell’interpretazione ispirata di Swann Arlaud, ma anche della sorprendente presenza di Sandrine Blancke nella seconda parte, e della grande modernità della scenografia, tanto precisa quanto originale.
Notre salut è prodotto da Kidam (Francia) e Michigan Films (Belgio). Le vendite internazionali sono affidate a Charades.
(Tradotto dal francese)
Photogallery 20/05/2026: Cannes 2026 - A Man of His Time
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© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it
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