email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

CANNES 2026 Quinzaine des Cinéastes

Recensione: Les Roches rouges

di 

- CANNES 2026: Bruno Dumont si spinge a Sud e reinventa la "love story" sullo sfondo della lotta di classe e nella dimensione della prima infanzia in un film audace e formalmente riuscito

Recensione: Les Roches rouges
Kaylon Lancel e Kelsie Verdeilles in Les Roches rouges

"Sapete che è vietato buttarsi dalle rocce". Proprio come Geo, un ometto di cinque anni, una sorta di fratellino di P’tit Quinquin e protagonista principale del suo nuovo film, Les Roches rouges, presentato in proiezione speciale alla Quinzaine des Cinéastes del 79mo Festival de Cannes, Bruno Dumont non ha mai paura di correre rischi. Lasciando le sue amate ambientazioni settentrionali sulla Costa d'Opale per dirigersi verso il Mediterraneo, non lontano dall'Italia ("il litorale cambia, fa parte del gioco"), il cineasta vi trapianta con maestria le sue tematiche d’elezione affrontando al contempo una scommessa ardita: affidare tutti i ruoli principali a un cast di bambini della stessa età di Geo, lasciati praticamente in totale libertà sotto il sole estivo.  E così ci ritroviamo a vivere un Romeo e Giulietta di un genere davvero nuovo, condito con un pizzico di "bad boys" in miniatura provenienti dalle classi popolari (case mobili e affini) contrapposti ai rampolli delle grandi ville.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Mini quad e mini moto: ai piedi del viadotto dove si danno appuntamento ogni giorno, Géo (Kaylon Lancel), Rouben (Mohamed Coly) e Manon (Louise Podolski) sono inseparabili, condividono nuotate lontano dal loro piccolo paese, tra correnti e onde che avvolgono grandi scogli che scalano per provare il brivido di lanciarsi in acqua. Ma si spartiscono anche il bottino delle loro incursioni tra le colline dell’entroterra, dove compiono piccoli furti (giochi della loro età, maschere da sub) nelle auto lasciate aperte dai gitanti. Lo sfrontato Geo (con i suoi tic nervosi) è il leader del simpatico terzetto e Manon è la sua fidanzatina,  incarnazione dell'innocenza dei loro teneri anni (mano nella mano, abbracci affettuosi). Ma un giorno, tra gli scogli, spunta un altro terzetto, proveniente da "buone famiglie" e composto da B (Alessandro Piquera), Do (Meryl Pires) ed Eve (Kelsie Verdeilles). Tra quest’ultima e Geo scocca un colpo di fulmine tanto seducente quanto pericoloso…

Trasponendo la classica narrazione di un amore apparentemente impossibile tra due persone di classi sociali diametralmente opposte nel territorio dell'infanzia, Bruno Dumont raggiunge un cristallino ritorno all'essenza delle relazioni umane, nutrite da silenzi, sguardi, gesti, dialoghi minimalisti e situazioni apparentemente insignificanti che assumono dimensioni epiche, a volte sfociando persino in scontri in stile western. Come un cane che si diverte a giocare in mezzo ai birilli, Geo non ha paura di superare i limiti, sconvolgendo l'ordine sociale e sfidando i cancelli chiusi dall'autorità a chi osa trasgredirne i confini. Un quadro filosofico (l’Eden e il mondo) in scala lillipuziana che Bruno Dumont plasma in una magnifica cornice visiva, sfruttando meticolosamente ("a sinistra, a destra, in alto, in basso") un eccezionale scenario naturale: l’immensità del cielo e del mare, i treni che percorrono il viadotto, la strada e la spiaggia sottostanti, lo sfondo delle colline verdi e, naturalmente, le rocce rosse e la loro potenza suggestiva senza tempo come l’eterna storia umana.

Les Roches rouges è prodotto da Rosa Filmes (Portogallo) e coprodotto dalle società francesi Tessalit e Luxbox (che cura le vendite internazionali), Nightswim (Italia), Pulpa Films (Stati Uniti), Andergraun Films (Spagna) e Sula Films (Messico).

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy