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CANNES 2026 Concorso

Recensione: Minotaur

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- CANNES 2026: Andrey Zvyagintsev dirige con maestria impressionante e rigorosa una cupa parabola sulle relazioni, i confini della libertà e l'operazione speciale russa in Ucraina

Recensione: Minotaur
Dmitriy Mazourov e Iris Lebedeva in Minotaur

"E allora, che cosa vuoi ? – Vivere". È tra il tumulto provocato da una foto di famiglia e il pantano dei sentimenti coniugali che preludono a un risveglio e a una catena di reazioni istintive dalle pesanti conseguenze, che il brillante regista russo in esilio Andreï Zviaguintsev ha deciso di immergersi con il suo nuovo film Minotaur, svelato in concorso al 79mo Festival di Cannes, nove anni dopo il suo ultimo lavoro (Loveless, Premio della giuria sulla Croisette, dove il regista aveva anche conquistato il Premio per la sceneggiatura nel 2014 con Leviathan). Ma lanciandosi in un libero adattamento de La donna infedele di Claude Chabrol (1969), il regista aveva in mente un’idea ben più ampia che non il semplice esporre (cosa che fa in modo rimarchevole) le dinamiche di una crisi matrimoniale acuta, covata nel silenzio (sospetti, indagine, scoperta del tradimento, scelta del modo di affrontare la situazione, ecc.) prima dell’esplosione. Perché, a partire da questo angolo personale, quasi un thriller coniugale, è in realtà uno specchio della Russia nel 2022, agli inizi della ormai tristemente celebre "operazione speciale" in Ucraina (che ha innescato la guerra che conosciamo) quello che Zviaguintsev tesse metodicamente con una finezza affilata e un savoir-faire eccezionale.

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"Niente sarà mai più come prima, bisogna adattarsi". È una doppia, enorme perturbazione a irrompere nell’esistenza più che agiata dell’imprenditore Gleb (Dmitriy Mazourov), membro della ristretta cerchia dell’oligarchia locale (di una città di provincia anonima). Da una parte, comincia a sospettare che la moglie Galina (Iris Lebedeva) lo tradisca e si lancia in un’indagine discreta per cercare di vederci chiaro e saperne di più. Dall’altra, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina regna il panico generale: i suoi dipendenti, come tanti altri, si chiedono se sia il caso di fuggire all’estero e le autorità gli richiedono con urgenza un elenco di 14 nomi nel quadro della mobilitazione parziale. Ma anche sotto pressione, al confine tra vita privata e pubblica, in una situazione che gli sfugge completamente di mano, Gleb è abituato ad andare dritto al punto: "Bisogna agire con intelligenza, è un errore muoversi per primi, bisogna far paura, afferrare di scatto, minacciare guardando dritto negli occhi". Una linea di condotta che avrà terribili ripercussioni…

"Vi diremo tutto quello che c’è da sapere". Costruendo la sceneggiatura (con Simon Liachenko) come una partita a mosca cieca, Andreï Zviaguintsev dà prova di una temibile abilità, introducendo molto gradualmente il contesto politico (il vero soggetto del film) sotto le tribolazioni del marito tradito (il cui bagagliaio dell’auto vedrà avvicendarsi una bicicletta, la spesa e un cadavere avvolto in un tappeto). Muovendosi da un livello all'altro con intensità crescente, la trama delinea una metafora incisiva del decadimento morale, della cultura del denaro, del potere, dell'istinto di possedere ciò che si crede essere il proprio territorio e che anela alla libertà (sua moglie e, per estensione, l'Ucraina), del crimine e dell'impunità. Una palude senza fondo di cui il cineasta distilla le risonanze in modo via via più esplicito (sigla Z, manifesti di propaganda, colonna di carri armati, un amputato, soldati, centro di reclutamento e discorso patriottico-delirante con prete ortodosso a sostegno) senza mai mollare il filo conduttore teso e dettagliato del faccia a faccia simbolico tra il marito e sua moglie. Il tutto filmato in un’atmosfera di cupo rintocco crepuscolare, con una moltitudine di suggestioni inserite organicamente e con sottigliezza nello svolgimento di una narrazione asciutta e formidabilmente controllata, dove gli anti-eroi antepongono i propri interessi individuali a qualsiasi altra considerazione, per preservare la loro posizione elevata e i loro sogni d’eternità, mandando senza alcun rimorso il popolo a farsi ammazzare. Un quadro bruciante che Minotaur illustra alla perfezione e in modo implacabile.

Minotaur è stato prodotto dalle società francesi MK Productions e CG Cinema con Forma Pro Films (Lettonia) e Razor Film (Germania), e coprodotto da Arte France Cinéma. mk2 Films cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)


Photogallery 19/05/2026: Cannes 2026 - Minotaur

31 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Andrey Zvyagintsev, Iris Lebedeva, Dmitriy Mazurov, Varvara Shmykova, Juris Žagars, Anatoliy Belyy
© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it

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