CANNES 2026 Semaine de la Critique
Recensione: Adieu monde cruel
di David Katz
- CANNES 2026: Il disturbante dramma di Félix de Givry segue un adolescente, interpretato da Milo Machado-Graner, deciso a lasciarsi la vita alle spalle finché non trova un'ingegnosa alleata

Uno dei film di Robert Bresson più intramontabili e inquietantemente attuali è Il diavolo probabilmente (1977), all’epoca vietato ai minori di 18 anni in Francia per le preoccupazioni legate alla rappresentazione del suicidio adolescenziale. Il lungometraggio d’esordio di Félix de Givry, Adieu monde cruel – realizzato nel segno di Bresson, accanto a quello di François Truffaut – appare ancora più distante dal linguaggio odierno di tutela dei minori e dalle necessarie preoccupazioni relative alla rappresentazione del pensiero suicida nei media. Eppure irradia un’immensa empatia per il suo tormentato protagonista, Otto (Milo Machado-Graner, visto in Anatomia di una caduta), che prende la decisione impulsiva di togliersi la vita mentre affronta il bullismo nella sua scuola media cattolica in Normandia. Chi ha provato sentimenti analoghi troverà estremamente toccante il percorso di redenzione che intraprende. Film di chiusura della Semaine de la Critique di quest’anno a Cannes, rappresenta un ulteriore salto di carriera per de Givry, dopo aver co-sceneggiato e prodotto il film d’animazione candidata agli Oscar Arco e aver interpretato il ruolo principale nel dramma sulla house music del 2014 di Mia Hansen-Løve, Eden.
Introducendo fin da subito una colonna sonora singolarmente romantica e malinconica di Arnaud Toulon e una marcata narrazione in terza persona affidata all’attrice Françoise Lebrun, il film si apre con un pezzo di spudorato mélo adolescenziale, che però resta fedele al ribollire emotivo di quell’età. Otto inizia una mattinata tranquilla nella sua sonnolenta cittadina di Lisieux spedendo diverse lettere ai compagni di classe, per informarli della sua decisione di togliersi la vita e al contempo accusarli (cioè i bulli e tutti gli altri come spettatori inermi): “Questo è stato un omicidio, non un suicidio”, scrive. Si getta inizialmente da un ponticello in un fiume; forse lo choc dell’impatto con l’acqua melmosa e sferzante risveglia qualcosa in lui e, mentre si arrampica sulla riva, lo immaginiamo meditare sulla sua nuova identità, in cui è letteralmente l’unico a sapere di essere vivo.
de Givry ha citato anche il noir romantico di Nicholas Ray, Amanti della notte, come influenza chiave, ma la mente di chi scrive ha cominciato a correre a David Lynch e a Cuore selvaggio, quando Otto trova la “Lula” per il suo “Sailor”. Una notte, mentre rovista in un cassonetto in cerca di cibo da portare in un edificio religioso abbandonato che occupa abusivamente, Otto viene riconosciuto da Léna (Jane Beever), che sembra frequentare una classe inferiore alla sua; sapendo che mantenere la menzogna è più facile che affrontare le complicazioni di rivelare la verità, lei lo aiuta a nascondersi nel piccolo albergo per turisti gestito da sua madre, portandogli vestiti di ricambio e cibo. Qui la sceneggiatura (co-scritta con Marie-Stéphane Imbert) comincia a spostarsi sulla prospettiva generale di Léna, che elabora i suoi sentimenti riguardo alla situazione particolare di Otto e funge anche da intermediaria per noi spettatori, ponendo finalmente domande più dirette sulla sua razionalità e sul suo stato mentale (la voce fuori campo, sempre presente, della Lebrun parla delle sue “idee preconcette sulla vita”).
Man mano che gli eventi si fanno più inverosimili, emerge un'aura di fatalismo e – in mancanza di un termine migliore – di grazia, con il loro crescente legame amoroso che li spinge a considerare una fuga insieme, sottolineando quel senso di romanticismo oscuro tipico di Lynch.
Adieu monde cruel non è perfetto, e risente dell'incertezza tipica di molte opere prime, ma la passione di de Givry traspare in modo davvero singolare tra i tanti esordi qui a Cannes. Rinunciando a qualsiasi tendenza contemporanea, con le sue ossessioni retrò e cinefile, riesce comunque a trasmettere in modo originale la preziosità della vita.
Adieu monde cruel è una produzione francese, firmata da Remembers Production e Iliade et Films. Playtime ne cura le vendite internazionali.
(Tradotto dall'inglese)
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