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CANNES 2026 ACID

Recensione: Mauvaise étoile

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- CANNES 2026: Lola Cambourieu e Yann Berlier danno vita a un racconto avvincente che si svolge nell'arco di 24 ore e incentrato sul vortice, spesso ineludibile, della violenza domestica

Recensione: Mauvaise étoile
Hugo Carton e Noëmie Édé-Decugis in Mauvaise étoile

Dopo aver collaborato a cinque cortometraggi, Lola Cambourieu e Yann Berlier, partner nella vita e nel lavoro, si cimentano nel lungometraggio con un soggetto così straziante che il loro coinvolgimento creativo con la tematica appare quasi inevitabile. La figlia dei due cineasti francesi, Anouk Berlier Cambourieu, di nove anni, interpreta Malone, la figlia della coppia al centro del racconto: Kiki (Noëmie Édé-Decugis) è intrappolata nel gorgo di abusi del suo compagno Alex (Hugo Carton), che in pubblico sembra un uomo come tanti. Presentato in anteprima mondiale, Mauvaise étoile di Cambourieu e Berlier appare come una scelta audace ma brillante per aprire la sezione ACID di Cannes, poiché un approccio meno delicato a un tema così scottante avrebbe potuto risultare eccessivamente goffo.

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È attraverso Malone che scopriamo per la prima volta la storia della coppia, ed è anche così che i due sceneggiatori-registi chiudono il film: una bambina che gioca senza riserve nella natura, apparentemente libera da preoccupazioni. Quando vediamo per la prima volta l’ansia di Kiki esplodere al suo rientro a casa, la realtà le si richiude addosso. Nelle successive 24 ore, le richieste di Alex in privato – spesso bizzarre e contraddittorie – si alternano in modo imprevedibile in una performance di amore sdolcinato contaminato da rabbia e sete di controllo. L’approccio visivo quasi documentaristico di Cambourieu e Berlier cattura ogni secondo estenuante.

Con la direzione della fotografia accreditata ai due registi insieme a Charly Caillaux, la macchina da presa in stile osservazionale segue traballante la coppia come un’ombra, pedinando scene liberamente improvvisate all’interno di una cornice narrativa strutturata. Il background circense e di cabaret di Édé-Decugis trasuda letteralmente dal personaggio, mentre la difficoltà di Alex a mantenere la sanità mentale si manifesta nella sua disintegrazione fisica. I suoi capelli diventano sempre più unti e le guance cadenti si abbassano lentamente, come se fosse troppo esausta per continuare a lottare, intrappolata tra un grido di disperazione e un amore disfunzionale per il suo violento amante.

Sebbene non manchino momenti di violenza fisica, la tossicità sullo schermo si percepisce più attraverso la sua rete di dominio che in senso corporeo, per cui il pubblico è costretto a sentire ogni colpo verbale di Alex e ogni supplica di Kiki. Questo film di oltre due ore (una durata impegnativa ma meritata) è intriso di un’ansia così densa da poterla tagliare con un coltello – magari uno spuntato, che graffia a ogni fendente. Proprio quando si crede di intravedere una tregua, l’assalto ricomincia, costringendo anche il pubblico a restare intrappolato nell’ineluttabile gabbia psicologica.

La frustrazione che struttura la parte centrale dell’opera si scioglie in un'ultima parte più fluida, con Kiki che entra in un nuovo tipo di orbita all’interno del campo gravitazionale di Alex. Naturalmente, il vero strazio arriva quando inizia a difendere il comportamento di Alex, proiettando invece il proprio dolore su se stessa, in un ulteriore ciclo distruttivo. La presenza silenziosa di Malone sullo sfondo delle scene ricorda le conseguenze di questo legame: un trauma intergenerazionale non ancora manifestato, un’erbaccia da estirpare prima ancora che inizi a crescere.

L’approccio semi-ascetico di Cambourieu e Berlier non allontana mai lo spettatore dall’empatia per Kiki, ma non arriva mai a volerci sommergere di angoscia per la sua condizione. Mauvaise étoile è un’opera indimenticabile – non perché sia troppo dolorosa per essere dimenticata, ma perché il peso della sua realtà macchia la mente come un vino rosso sangue.

Mauvaise étoile è una produzione francese di L’Heure d’été, in coproduzione con Réalviscéralisme e Les Films du Chou. Urban Sales gestisce le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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