CANNES 2026 Quinzaine des Cinéastes
Recensione: Carmen, l'oiseau rebelle
di Jan Lumholdt
- CANNES 2026: Il vibrante film d'animazione ideato da Sébastien Laudenbach a partire dall'opera di Bizet è una vera delizia

Tra i film francesi in concorso alla Quinzaine des Cinéastes del 79mo Festival di Cannes c'è il film d'animazione Carmen, l’oiseau rebelle, l'ultima rivisitazione del celebre personaggio dell'opera, a cui il regista francese Sébastien Laudenbach dà nuova linfa vitale con il suo stile inconfondibile.
A volte viviamo in un mondo meravigliosamente fantastico, un mondo in cui un compositore francese può dipingere uno dei ritratti più memorabili della Spagna senza avervi mai messo piede. Georges Bizet è riuscito al contempo a creare una delle icone della cultura francese, adattata per il cinema più spesso di molti altri personaggi di fantasia, con l'eccezione di figure come Sherlock Holmes, Tarzan, Dracula e pochi altri. A Carmen sono stati dedicati western, jazz, hip-hop, Nouvelle Vague, Charlie Chaplin, Hong Kong e, naturalmente, anche qualche versione senza veli, ma a parte un cartone di Tom & Jerry, Carmen Get It!, finora non si era ancora vista un’elaborata interpretazione animata.
Fino ad ora, appunto. Laudenbach, non solo connazionale di Bizet, ma anche un piccolo maestro nel suo campo, come dimostrano La Jeune fille sans mains e Linda e il pollo (co-diretto con Chiara Malta), si è assunto l'incarico. Lo stile minimale e “acquarellista” di Laudenbach sa sprigionare vita da pochi tratti di pennello e di per sé ha un’aria molto musicale, dunque è una scelta splendida per il lavoro. Ha inoltre aggiunto una prospettiva nuova, quella di un gruppo di ragazzini di strada che vagano per i vicoli di Siviglia e incrociano la sensuale gitana e il suo appassionato spasimante, il caporale dei dragoni Don José. Poco dopo entra in scena anche un torero, il bello e inarrivabile Escamillo (valutazione ampiamente condivisa dallo stesso Escamillo), e la situazione si fa incandescente per tutti i coinvolti. C’è tutto, e anche di più, nella brulicante Siviglia, intorno al 1820.
Il “di più” riguarda in particolare un gruppo di bambini, che condividono l’azione alla pari con i personaggi classici. Incontriamo per la prima volta il giovane Salvador, apprendista del cieco Antonio, un affilatore di coltelli ambulante dotato del dono della preveggenza, al loro arrivo in città. In una scena che riecheggia il leggendario Il libro della giungla di Disney, vediamo Salvador suonare il suo flauto di legno lungo il fiume, il che porta a un incontro casuale – non con Kaa il serpente questa volta, ma con una Carmen a nuoto, che a sua volta appare piuttosto rettiliana. Salvador incappa anche in una banda di teppistelli più adorabili che minacciosi, i piccoli Bola e Piranha, guidati dalla poco più grande Belén, una ragazza di strada con un'aria da ninja. I bambini sono integrati in modo molto organico nel racconto, offrendo un piacere tanto per il pubblico giovane quanto per i loro genitori.
Tra i vari piaceri, ascoltiamo l’attrice e musicista poliedrica Camélia Jordana dare voce al ruolo del titolo, con Milo Machado-Graner (da Anatomia di una caduta e dal film di chiusura della Semaine de la Critique 2026, Adieu monde cruel) nei panni di Salvador. Le musiche originali di Amine Bouhafa e Isabelle Laudenbach richiamano il grande Paco de Lucía, che in effetti collaborò alla Carmen di Carlos Saura nel 1983. Il titolo francese originale, Carmen, l’oiseau rebelle (lett. Carmen, l’uccello ribelle) cita con arguzia la celebre canzone Habanera (“L’amour est un oiseau rebelle”). Quanto alle sopracciglia di Carmen, valgono da sole il prezzo del biglietto.
Carmen, l’oiseau rebelle è prodotto da Folivari e La Garde Montante; le vendite internazionali sono affidate a Global Constellation.
(Tradotto dall'inglese)
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