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CANNES 2026 Proiezioni speciali

Recensione: L’Affaire Marie-Claire

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- CANNES 2026: Il lungometraggio di Lauriane Escaffre e Yvo Muller ripercorre il processo di Bobigny, un momento storico per la promozione dei diritti riproduttivi delle donne

Recensione: L’Affaire Marie-Claire
Charlotte Gainsbourg in L’Affaire Marie-Claire

L'Affaire Marie-Claire, scritto e diretto da Lauriane Escaffre e Yvo Muller, si concentra sulla storia vera dell’avvocata Gisèle Halimi (interpretata da Charlotte Gainsbourg), che difese Marie-Claire Chevalier (Saul Benchetrit) con l’aiuto della madre della studentessa sedicenne, Michele (Cécile de France), in un caso approdato in tribunale. Il film figura quest’anno tra le Proiezioni speciali di Cannes.

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Ambientato all’inizio degli anni Settanta, il lungometraggio segue, con una narrazione aggraziata e non lineare, il processo (ribattezzato il processo di Bobigny) intentato per perseguire Marie-Claire per l’aborto illegale che decise di procurarsi dopo essere stata violentata da un suo compagno di classe. In una società in cui l’aborto è ancora un reato, c’è poca o nessuna comprensione o compassione, anche se le circostanze della scelta erano chiaramente delicate. Agli occhi della legge, sembra più ragionevole che lo stupratore resti impunito e che le donne coinvolte finiscano in carcere.

Grazie alla determinazione di Halimi – nel corso di queste scene insiste ripetutamente sul fatto che nessuna delle imputate debba chiedere scusa in tribunale, sostenendo che le donne sono state condizionate a farlo e vi si sono abituate per troppo tempo – si intravede finalmente uno spiraglio di speranza. Questa figura notevole è ricordata non solo per il suo ruolo nel processo di Bobigny, ma anche per il suo attivismo a sostegno dell’indipendenza algerina. E questo processo ebbe un impatto considerevole sulla questione in esame, poiché tre anni dopo fu approvata la Legge Veil del 1975, che decriminalizzò ufficialmente l’aborto in Francia.

L'Affaire Marie-Claire è un film che funziona perché mette al centro una storia che funziona. Sarebbe stato molto difficile realizzare un lungometraggio poco interessante a partire da un materiale così potente. Detto ciò, la coppia alla regia non si adagia mai sugli allori fino al punto di lasciare che la forza della storia sulla carta li porti a procedere con il pilota automatico nella sceneggiatura. Escaffre e Muller hanno una solida comprensione del loro lavoro nel suo insieme e hanno chiaramente coordinato tutti i suoi aspetti con mano ferma. Tutto, non ultimo la fotografia di Jean-Francois Hensgens, è estremamente curato e ben controllato.

Tutte le interpretazioni del cast principale sono solide e davvero toccanti, senza mai risultare forzate o sopra le righe. Una menzione speciale va a Florence Loiret Caille per la sua prova straordinaria: interpreta un personaggio relativamente secondario, Micheline Bambuck, la donna che materialmente permette a Marie-Claire Chevalier di sottoporsi all’aborto. La sua recitazione è superba, e le sue espressioni facciali suscitano risate autentiche, contribuendo ad allentare la tensione generata da circostanze così dolorose. Grégory Gadebois, che interpreta il marito di Halimi, Claude Faux, è anch’egli perfettamente in parte, trasmettendo il giusto equilibrio di sostegno e tenerezza nei confronti della moglie e rendendo al contempo ben visibili il suo rispetto e la sua ammirazione per lei.

L'Affaire Marie-Claire funziona perfettamente sia come documento storico sia come potente testimonianza della resilienza delle donne attraverso le generazioni. Non è il film più originale, né quello visivamente più sorprendente, ma non si propone di essere nessuna di queste due cose.

L'Affaire Marie-Claire è una collaborazione tra ADNP Quad Films, Gaumont e France 3 Cinéma. Gaumont ne cura le vendite in tutto il mondo.

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(Tradotto dall'inglese)

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