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CANNES 2026 Proiezioni speciali

Recensione: Les Survivants du Che

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- CANNES 2026: Il documentario di Christophe Dimitri Réveille svela l'avvincente storia di come i guerriglieri superstiti del rivoluzionario marxista riuscirono a fuggire dalla Bolivia

Recensione: Les Survivants du Che

Tutti conoscono l’eredità di Che Guevara, e alcuni sapranno come è morto – ma pochi conoscono i suoi devoti compagni guerriglieri, e ancor meno sanno quale sia stato il loro destino. Un nuovo documentario, presentato in anteprima mondiale come Proiezione speciale al Festival di Cannes e che segna l’esordio nel lungometraggio di Christophe Dimitri Réveille, intitolato Les Survivants du Che, tenta di rimediare. Nonostante il titolo internazionale (Che Guevara: The Last Companions), il film non parla affatto del più famoso rivoluzionario latinoamericano. Piuttosto, parte dalla sua cattura ed esecuzione per mano delle autorità boliviane nel 1967, mentre un gruppo dei suoi combattenti tenta, in modo rocambolesco e disperato, di sfuggire al medesimo destino. 

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Réveille concentra l’attenzione sulle testimonianze odierne di tre dei guerriglieri cubani, ormai anziani, intervistati in formato talking heads e conosciuti con i loro nomi di battaglia: Benigno, Urbano e Pombo. Il loro racconto corale della fuga dalla Bolivia, durata cinque mesi, ha tutti gli elementi di un thriller: a tratti la loro odissea sembra incredibilmente fortunata, ma è sempre avvincente. E si capisce quanto lavoro, nel film, resti nascosto dietro ciò che vediamo – ad esempio lo sforzo compiuto per rintracciare tutti i contatti.

Tra gli altri intervistati figura l’intellettuale francese Régis Debray, che ebbe legami con Guevara, oltre a un ufficiale dell’intelligence statunitense e a un ex ufficiale dell’esercito boliviano, utili a inquadrare la vicenda. Ulteriore contesto arriva da una voce narrante onnisciente e autorevole, in un francese basso e roco, affidata a Vincent Lindon. Spesso ciò fa sembrare il film più una lezione di storia, ma è una didattica piacevole: gli spettatori usciranno di certo avendo imparato qualcosa.

Colpisce la coerenza del racconto nonostante il materiale d’archivio e le fotografie siano estremamente limitati; il film poggia davvero sulle spalle dei resoconti degli ex guerriglieri. I loro frammenti sono intrecciati con precisione dal montaggio di Julien Schickel: divagando quando serve per un aneddoto avvincente, ma senza mai allontanarsi troppo dal tragitto principale. Le sequenze animate in tonalità seppia, che emulano gli acquerelli (guidate dal direttore dell’animazione Simon Géliot), in cui i personaggi si muovono poco ma risultano comunque dinamici, ricreano momenti delle testimonianze (non a caso, Réveille aveva inizialmente collaborato con Benigno a una graphic novel). Les Survivants du Che è uno dei rari casi in cui l’animazione nel documentario arricchisce il materiale, anziché sembrare messa lì solo a colmare i vuoti dove mancano le immagini.

La cosa più sorprendente del lavoro è il suo quasi totale disimpegno rispetto alle convinzioni rivoluzionarie dei protagonisti, una causa per la quale erano pronti a morire – almeno allora – come dicono loro stessi nel film. Non che un documentario abbia l’obbligo di sposare una visione precisa. Tuttavia, l’evitare in modo formalmente compunto il contesto politico, soprattutto nel modo in cui sono presentate le interviste, suona come un’omissione intenzionale per non irritare nessun pubblico, invece di scegliere un confronto critico, per quanto l’opera sia eseguita con grande precisione.

Les Survivants du Che è una produzione francese di Pentacle Productions, Mac Guff Ligne, Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma, Les Polissons, What Films e CDR-Prod. Lucky Number ne cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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