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SXSW LONDRA 2026

Recensione: Savage House

di 

- Il secondo lungometraggio di Peter Glanz è una satira sfrenata su avidità e status sociale, con Richard E. Grant che offre un’interpretazione monumentale in un racconto di eccessi e ambizione

Recensione: Savage House
Claire Foy e Richard E. Grant in Savage House

Presentato in anteprima mondiale al SXSW London e in arrivo nelle sale britanniche dal 5 giugno (con Paramount Pictures), Savage House è la creatura sregolata dello sceneggiatore e regista statunitense Peter Glanz. Sullo sfondo dei turbamenti dell’Inghilterra del XVIII secolo, con un dilagante focolaio di vaiolo e l’insurrezione giacobita, Sir Chauncey Savage (Richard E. Grant) e Lady Savage (Claire Foy) perseguono con ostinazione ricchezza e status. Con la promessa di una visita del duca e della duchessa di Devonshire, decidono di spendere tutto ciò che hanno per ostentare la propria importanza. Cosa potrebbe mai andare storto?

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Savage House è una spassosa vetrina delle decisioni più ripugnanti. Il film funziona come una satira politica, esplorando l’insaziabile brama di ricchezza dell’élite, i cui membri cercano costantemente di superarsi a vicenda attraverso atti di avidità sempre più privi di senso. Attraverso scenografie opulente (Gary Williamson) e rappresentazioni viscerali dell’eccesso, Glanz traccia un chiaro legame fra decadenza fisica e morale, rafforzando la corruzione suggerita già dal cognome della famiglia Savage. Il montaggio, curato dallo stesso autore-regista, è forse l’elemento più sorprendente del film. Con scelte sbagliate, ritmo e struttura avrebbero sicuramente risentito, ma grazie ai tagli giusti il senso di ansia cresce e cresce lungo tutta la durata.

Il lungometraggio è un buon esempio di racconto piuttosto semplice e, per certi versi, persino prevedibile nel suo percorso, poiché sappiamo che l’avidità di questi personaggi difficilmente porterà a qualcosa di buono. Al tempo stesso, i colpi di scena funzionano egregiamente, tenendo il pubblico con il fiato sospeso e mantenendo il perfetto equilibrio tra il prevedibile e l’imprevedibile.

Pur con un cast tutto eccellente, Richard E. Grant ruba indiscutibilmente la scena. I suoi manierismi, il modo di parlare e di portarsi danno al personaggio un’energia straordinaria. È imponente nel ritrarre un Sir Chauncey Savage avido ed eccentrico, detestabile eppure in qualche modo amabile. L’aspetto cruciale è che, sebbene non dovremmo parteggiare per i Savage, vista la loro intrinseca malvagità, non possiamo evitare di provare simpatia per loro e di identificarci con loro. D’altronde, la nostra società è estremamente egoista e considera il profitto come il massimo traguardo possibile: come possiamo allora permetterci di essere così pronti a giudicare?

In definitiva, Savage House è un film molto divertente che funzionerà sia per il pubblico più attento sia per gli spettatori occasionali. Le sue solide interpretazioni centrali, unite a una notevole attenzione al dettaglio, restituiscono un risultato compiuto. Pur non essendo particolarmente originali i temi di fondo, il film trova il modo di tenere lo spettatore avvinto grazie a una narrazione efficace e riesce infine come una convincente parabola morale, dimostrando che l’avidità non è mai la risposta.

Savage House è una produzione britannica realizzata da Record Player Films, Deluge Pictures e Moon7, in associazione con Paramount Pictures, che ne cura anche le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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