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TRIBECA 2026

Recensione: Skateboarding Is Not for Girls

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- Il secondo lungometraggio di Dina Duma racconta la storia di due sorelle a Skopje alle prese con le aspettative di genere, che comportano restrizioni sociali e matrimoni forzati

Recensione: Skateboarding Is Not for Girls
Efkjar Abaz in Skateboarding Is Not for Girls

Skateboarding Is Not for Girls ha avuto la sua prima mondiale al Tribeca Film Festival di quest’anno, dove è stato presentato nel concorso International Narrative. Diretto da Dina Duma, il film è ambientato a Skopje e segue le vite dell’undicenne Adela (Efkjar Abaz) e di sua sorella maggiore Zara (Džefrina Jašari). Quando Zara è costretta a sposarsi per salvare economicamente la famiglia, dopo l’abbandono da parte del padre, Adela fa di tutto per trovare un modo per impedire che la sorella imbocchi questo percorso che le viene imposto.

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Il cast corale, composto perlopiù da attrici non professioniste, funziona alla perfezione e trasmette la sensazione che ciò che stiamo guardando sia reale. L’ingiustizia che proviamo va di pari passo con l’empowerment che il film sprigiona attraverso la colonna sonora e le interpretazioni. Non solo risuonerà presso le comunità che ritrae, ma farà anche luce su un tema di cui si parla di rado, sensibilizzando sull’ingiustizia che le donne devono ancora affrontare oggi. Il cinema macedone rimane sottorappresentato, e il tema che il lungometraggio affronta risulta particolarmente incisivo.

Usando lo skateboarding come esempio centrale, il secondo lavoro di Duma esplora attività e spazi spesso considerati inappropriati per le ragazze – non necessariamente vietati in modo esplicito, ma da cui vengono scoraggiate e che per loro sono ritenuti socialmente inaccettabili. I matrimoni forzati sono purtroppo ancora una realtà in tutto il mondo, e molti dimenticano che possono verificarsi anche in Europa.

L’atto di andare sullo skateboard simboleggia il diritto di una ragazza a compiere le proprie scelte, anche in ambiti non tradizionalmente associati alle donne. Se lo skateboarding è una questione assai meno grave del matrimonio forzato, entrambi rimandano al medesimo impulso a limitare l’autonomia femminile. Non dovrebbe essere un’attività eccezionale di questi tempi, ma il punto è che viene trattata come eccezionale non appena a praticarla è una donna, e questo significa che c’è qualcosa che non va nel sistema.

Skateboarding Is Not for Girls presenta aspetti tecnici solidi, sebbene non particolarmente memorabili. Non cerca di impressionare con svolazzi formali, e un’eccessiva enfasi sullo stile probabilmente avrebbe finito per sminuirne il nucleo emotivo e tematico. Alla fine sembra di guardare un documentario; ciò nonostante, non sarà facile da seguire per chi è in cerca di una storia dal ritmo serrato, perché si prende il tempo per costruire i personaggi, le loro motivazioni e l’arco narrativo complessivo. Non è un difetto, ma una scelta registica deliberata che privilegia la profondità emotiva all’urgenza narrativa.

Duma dimostra una voce registica sicura e un chiaro controllo della materia. Il film suggerisce che ci sia ancora ampio margine per crescere e sperimentare come cineasta, ma al contempo la conferma come un talento da tenere d’occhio. Ancor più importante, il suo lavoro contribuisce a un cambiamento più ampio verso una maggiore rappresentazione femminile dietro la macchina da presa, offrendo al contempo uno sguardo ponderato e tempestivo su questioni che restano oggi di stringente attualità.

Skateboarding Is Not for Girls è una coproduzione tra Macedonia del Nord, Belgio, Slovenia e Croazia, con Entre Chien et Loup, Vertigo, Terminal 3 e Sisters and Brother Mitevski in qualità di produttori. Kinology ne cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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