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TRIBECA 2026

Recensione: Dante

di 

- Hugo Ruiz conferma il suo stile abrasivo e di grande impatto con un'altra discesa agli inferi e un colpo di scena finale che getta una nuova luce sul racconto che lo precede

Recensione: Dante
Ester Expósito e Chino Darín in Dante

Un pugno dritto allo stomaco. Una successione di scene mozzafiato senza censure, in cui non mancano sangue, violenza e la dimostrazione dettagliata di fino a che punto possa spingersi il genere umano nella sua versione più selvaggia. Questo era Una noche con Adela e su quella stessa linea coraggiosa, brutale e aggressiva prosegue Dante, secondo lungometraggio scritto e diretto dal cineasta aragonese Hugo Ruiz, presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival, dove già due anni fa aveva ricevuto il premio come miglior regista esordiente con la sua opera prima.

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Dante, pur non essendo un (finto) piano sequenza come il film d’esordio, si svolge anch’esso nell’arco di poche ore e senza che vediamo mai splendere il sole. Se al chiarore della luna tutti i gatti sono grigi, gli esseri umani tirano fuori gli artigli, si tolgono le maschere e affilano i denti. In quell’atmosfera torbida, sporca, opprimente e vischiosa si snoda la trama di Dante, che inizia con un incidente stradale e termina con una sorpresa che dà senso a una via crucis che, a tratti, ci aveva fatto dubitare della sua coerenza.

Ha perfettamente senso il fatto che questo film sia stato inserito nella sezione Escape from Tribeca del festival newyorkese, dedicata alle opere di genere e alle esperienze cinematografiche di forte impatto. Non è infatti uno spettacolo adatto a tutti: i più sensibili farebbero meglio ad astenersi, perché qui non ci sono santi, come avverte il protagonista verso la fine.

Protagonista è Eduardo (interpretato dall’attore argentino Chino Darín), un affabile soccorritore che guida un’ambulanza nel turno di notte e che risponde a una richiesta di soccorso. Un uomo (Kike Arce), appartenente alla malavita della città, è gravemente ferito. Una volta giunti a casa sua, l’uomo è ormai in fin di vita, ma prima di morire metterà Eduardo in una situazione in cui, con il passare dei secondi, diventa sempre più difficile per lui stesso arrivare vivo alla fine della notte, soprattutto quando Santo (soprannome altamente ironico per un Vicente Romero molto coinvolto) e Mak (Ester Expósito) iniziano a bussare con forza alla porta. Quello che segue non invita proprio a prendere sonno.

Con un'eredità abbondante e orgogliosa del cinema di Quentin Tarantino e di Guy Ritchie, e con sprazzi che ricordano Fuori orario e Al di là della vita di Martin Scorsese fuse in un unico film, Dante – con una fotografia sudata di Teo Delgado e strizzatine d’occhio finali sia alla stessa Una noche con Adela che al classico inglese del 1960 L'occhio che uccide – trascina con forza lo spettatore in zone scomode, in ambienti sordidi e in situazioni in cui verrebbe voglia di distogliere lo sguardo, ma da cui non si riesce a staccare gli occhi.

Dante è prodotto da Gilda Productions i El Sueño Eterno Pictures, in coproduzione con Sissi Films e Jarana Films. Film Factory Entertainment si occupa delle vendite internazionali.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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