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FILM / RECENSIONI Croazia / Serbia

Recensione: Honey Bunny

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- Il film d'esordio del regista croato Igor Jelinović è un'accurata analisi psicologica della spinosa e complessa questione dell'eredità immobiliare in seno alla famiglia

Recensione: Honey Bunny
Snježana Sinovčić in Honey Bunny

L’eredità immobiliare è nota per provocare grandi spaccature all’interno delle famiglie. Va ben oltre le questioni finanziarie, toccando nodi identitari spesso indefiniti ma profondamente sentiti, che nascono e si scontrano con relazioni di una vita. È in questo terreno spinoso che lo sceneggiatore e regista croato Igor Jelinović si addentra nel suo esordio nel lungometraggio, Honey Bunny. Il film ha avuto la prima mondiale all'IFFR e ha appena debuttato per il pubblico locale all'apertura del Festival del cinema mediterraneo di Spalato.

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È un esempio perfetto di storia che affronta un tema universale immergendosi nella sua località – quella della seconda città più grande della Croazia, Spalato, un luogo dalla mentalità specifica, insieme orgogliosa e spesso derisa. Il titolo del film è una traduzione approssimativa di koke, un vezzeggiativo che i dalmati usano tra loro. Ma qui si riferisce soprattutto a Tonina (un’interpretazione imponente di Snježana Sinovčić), una donna di circa 60 anni, sposata con Bare (Stojan Matavulj), con cui condivide sia uno studio di contabilità sia una figlia depressa e rancorosa, Tana (una prova sottilmente comica di Ana Marija Veselčić). Si prende cura della madre novantenne con disabilità (Dara Vukić), mentre la sorella minore Tajana (Aleksandra Janković) vive con il marito Milan (Leon Lučev) e la figlia, poco più che ventenne, Linda (Mare Rodin). Il figlio di Tajana, Ivan (Šimun Šitum, in un ruolo che ruba la scena), disoccupato e irrequieto, si trova a Zagabria, in un matrimonio infelice con una moglie che non vediamo, ed è al centro dell’opprimente attenzione di Tonina. In generale, Tonina sembra sentirsi responsabile di tutta la famiglia: sempre in ansia, pignola, pronta a elargire opinioni e consigli non richiesti. 

Le due sorelle hanno un accordo per rilevare l’ultimo piano rimasto di una casa sulla popolare isola turistica di Hvar, ma Tonina agisce alle spalle di Tajana e lo fa da sola. Nelle due scene che seguono, il film passa brevemente da una tensione covata a esplosioni di aggressività quasi scioccanti, soprattutto in quella che coinvolge Ivan. Poi il film torna al tono precedente: passa un periodo di tempo imprecisato e scopriamo che Tonina e la sua parte della famiglia si sono trasferite nella casa di Hvar. E il compleanno della Madre è l’occasione per una riunione carica di tensione.

L’approccio di Jelinović è solidissimo ed eseguito con rigorosa coerenza. La macchina da presa di Marko Jerbić segue i personaggi a distanza (l’unico primo piano di Tonina arriva ben oltre l’ora), da dietro stipiti, mobili o sedili d’auto. Scorre lentamente intorno alla stanza, senza necessariamente inquadrare chi parla, ma lasciando il fuoco della percezione allo spettatore, che si sente un osservatore che sbircia nei segreti della famiglia. Il sound design di Ivan Zelić punteggia allo stesso modo le scene, mentre la colonna sonora discreta di Miro Manojlović e Ana Kovačić colora impercettibilmente l’atmosfera. Il montaggio di Tomislav Stojanović, chiaramente definito in fase di pre-produzione insieme alla fotografia, plasma l'approccio: le scene sono suddivise in sequenze complesse, spesso con lunghe inquadrature, creando la consapevolezza che tra una sequenza e l'altra sia trascorso del tempo, come se stessimo assistendo a semplici episodi, non necessariamente cruciali per la storia.

Gran parte della caratterizzazione sfumata deriva dal riconoscibile dialetto di Spalato e, sebbene questo non possa mai essere tradotto del tutto, i sottotitoli inglesi fanno un lavoro più che dignitoso. Ciò non compromette affatto l’universalità del film, grazie sia al tema sia all’ispirata collaborazione tra gli attori di prim’ordine e il regista, soprattutto per quanto riguarda il linguaggio del corpo e le espressioni del viso.

Honey Bunny è una coproduzione tra la croata Eclectica e la serba Baš Čelik.

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(Tradotto dall'inglese)

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