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TRANSILVANIA 2026

Recensione: Mambo Maternica

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- Nel suo lungometraggio d'esordio, la regista ungherese Borbála Nagy ritrae le sfide e i dilemmi della maternità attraverso tre narrazioni parallele di donne ungheresi che vivono in diverse parti d'Europa

Recensione: Mambo Maternica
Orsolya Török-Illyés in Mambo Maternica

La maternità in età avanzata è oggi un tema di grande attualità, e sembra che la nuova regista ungherese Borbála Nagy abbia sentito l’urgenza di fare questa scelta con il suo primo lungometraggio, Mambo Maternica, nella sezione Hungarian Day del Festival di Transilvania, per attirare così l’attenzione sul suo esordio. Ha fatto anche altre scelte apparentemente azzeccate e lineari riguardo alla creazione dei personaggi e ai dettagli che li definiscono, così come alla struttura narrativa e al ritmo della sua produzione, concepita strategicamente come un progetto paneuropeo – una mossa che, tuttavia, appare in gran parte inutile in termini di contenuto. Di conseguenza, ciò a cui assistiamo sembra più una serie di casi di studio tratti da una selezione rappresentativa di donne che affrontano la prospettiva di una maternità tardiva piuttosto che un cast di personaggi a tutto tondo con tratti naturali e realistici. E la narrazione a mosaico, che risulta intrigante per tutta la prima mezz’ora, diventa presto noiosa a causa di situazioni prevedibili che sembrano tirate fuori dal nulla e di dialoghi banali, il tutto coronato da un finale aperto sorprendentemente inadeguato.

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Adél (Orsolya Török-Illyés), una docente universitaria con un contratto a tempo determinato a Parigi, si ritrova incinta di uno dei suoi studenti più giovani e sembra determinata a prendere la pillola abortiva, ma il suo ginecologo le consiglia di rifletterci su e di aspettare fino al giorno successivo. Comodamente, anche se in modo piuttosto noioso, sistemata a Budapest, Nóra (Vera Sipos) sembra decisa ad adottare un bambino, ma suo marito, perennemente indaffarato, è titubante e non particolarmente coinvolto nella cosa, dato che ha già una figlia adolescente rompiscatole avuta da un precedente matrimonio. Dopo una rottura, l’attrice Becky (Rozi Székely), che vive a Berlino, ha perso la pazienza nell’attendere l’uomo giusto e sembra decisa a ricorrere all’inseminazione artificiale, ma la sua famiglia è tutt’altro che solidale. Tutte e tre le donne sembrano essere sulla quarantina e le loro strade non si incrociano mai veramente, essendo semplicemente allineate nella sceneggiatura come bottiglie sullo scaffale di una farmacia, con il tempo narrativo assegnato a ciascuna in misura scrupolosamente uguale, affinché nessuno abbia motivo di lamentarsi.

Pur essendo accompagnato da un evidente desiderio di combattere gli stereotipi, il film in realtà si basa proprio su di essi, soprattutto nel modo in cui descrive le sue eroine attraverso piccoli dettagli prevedibili. Di conseguenza le loro situazioni di vita, altrimenti turbolente, si svolgono con la moderata carica drammatica di una soap televisiva, accuratamente calibrata per tenere il pubblico incollato allo schermo senza rischiare che le casalinghe brucino la cena. Il risultato finale è un film eccessivamente semplicistico che affronta un argomento troppo complesso e che non sembra in grado di trattare con una reale profondità. Non c’è quindi da stupirsi che l’autrice, per il resto apparentemente determinata a comprendere e spiegare le circostanze e le motivazioni alla base delle azioni delle tre protagoniste, alla fine non riesca a condurle verso un epilogo che abbia davvero senso.

Mambo Maternica è prodotto dalla ungherese Lupa Pictures, dalla francese Sister Productions, dalla tedesca Voices Films e dalla German Film & TV Academy Berlin. 

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(Tradotto dall'inglese)

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