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ANNECY 2026

Recensione: Muyi, la légende du village des femmes

di 

- Julien Chheng si immerge in Cina sulle tracce di un adolescente coraggioso per un film d'avventura epico e avvincente che fonde modernità e leggende

Recensione: Muyi, la légende du village des femmes

"Andate avanti e costruite il vostro mito", "Chi vive senza follia non è poi così saggio".  Scegliendo di ambientare in Cina l’intreccio di Muyi, la légende du village des femmes, suo secondo lungometraggio (ma il primo in solitaria dopo Ernest e Celestine: L'avventura delle 7 note), presentato nella competizione Contrechamp del 45mo Festival del cinema d'animazione di Annecy, il cineasta francese Julien Chheng si concede un’immersione nel cuore della terra dei suoi antenati, comprimendo il presente recente (gli anni Novanta) e le leggende dei signori della guerra del VI secolo, in uno stile grafico che rende magnificamente omaggio alla tradizione calligrafica. Un ponte temporale che interroga l’eredità del passato e la posizione sociale delle donne, che il regista confeziona in un’opera scoppiettante che mescola dramma sociale e spensieratezza giovanile, scivolate nel fantastico e racconto di cappa e spada, coming-of-age e tradizioni nella regione dei Monti Kunlun (considerati nel taoismo e nell’antica mitologia cinese come la montagna degli immortali, dimora degli dei).

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"Non siamo streghe, ci è solo vietato entrare nel villaggio". Galoppando sul suo bufalo e cercando (insieme ai fratelli Jing Ren e Jing Yan) di vendere prodotti artigianali ai pullman di turisti, l’adolescente Muyi (14 anni) non ha paura di nulla. Il suo sogno? Mettere da parte abbastanza denaro per poter lasciare il villaggio delle donne (rigorosamente vietato agli uomini) dove, orfana, è cresciuta sotto la protezione della nonna, dentro un rigido sistema di regole che la ragazza considera ingombranti superstizioni (offerte per placare gli spiriti dei defunti, una vecchia torre da evitare in mezzo alla foresta, ecc.). Una compagnia teatrale itinerante tutta al femminile, che mette in scena la leggenda del bel generale – un guerriero dei tempi antichi che indossa un elmo temibile per celare la sua grande bellezza – potrebbe offrirle l'occasione. Ma non si risvegliano anime erranti impunemente. Le disgrazie si abbattono su di lei e Muyi e le sue amiche si ritrovano immerse in un pericoloso viaggio nel tempo, che svelerà anche il vero segreto della nascita della nostra intrepida protagonista…

"Accettare chi si è e scrivere il proprio destino". Attorno a questo asse narrativo, Julien Chheng e la sua co-sceneggiatrice Sujuan Xu tessono un turbine di colpi di scena ed emozioni. S’incontrano una tigre vegetariana e un guardiano delle anime dalla magia imperfetta incaricato di catturare gli spiriti erranti, scoppiano incendi, si combatte per una fortezza, si susseguono inseguimenti e risse, un tesoro attizza le brame e il tradimento è in agguato. Ma ci sono anche amicizia, amore e una presa di coscienza della propria identità ("abbiamo paura di tutto e gli altri hanno paura di noi") che si sovrappone alla maledizione di essere nate donne in una Cina in cui i grandi miti si scontrano con la realtà sociale delle campagne. Avventure tumultuose condotte con mano sicura (in una patina visiva di grande pregio) dal regista che reinterpreta i classici dell'animazione con il suo tocco personale e che trova un buon equilibrio tra "intrattenimento" per un pubblico familiare e messaggi "nascosti" per gli adulti che sanno che "ogni mito si basa su una parte di verità e una parte di menzogna".

Muyi, la légende du village des femmes è prodotto da Studio La Cachette (la società del cineasta) e Duetto. mk2 cura le vendite internazionali.


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(Tradotto dal francese)

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