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FILM / RECENSIONI Italia

Recensione: Piccolo miracolo

di 

- Guido Chiesa intreccia commedia sentimentale e riflessione sociale sul tema della casa e della trasformazione urbana, affidandosi soprattutto alla convincente interpretazione di Greta Scarano

Recensione: Piccolo miracolo
Greta Scarano e Marco D'Amore in Piccolo miracolo

Tra palazzine destinate alla demolizione e nuovi complessi residenziali pronti a sorgere al loro posto, Piccolo miracolo di Guido Chiesa, presentato in concorso al 72mo Taormina Film Festival e nelle sale italiane dal 25 giugno con 01 Distribution, mette in scena una trasformazione che è al tempo stesso urbana e personale. Tratto dal romanzo La grazia del demolitore di Fabio Bartolomei, il film utilizza il tema della speculazione edilizia nella capitale come sfondo per una storia di redenzione individuale che intreccia commedia sentimentale e favola sociale.

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Davide Lancia (Marco D'Amore) è il figlio di un potente costruttore romano. Colto, benestante, appassionato d'arte e abituato a muoversi tra privilegi che non ha mai realmente messo in discussione, riceve dal padre (Giorgio Colangeli) l'incarico che dovrebbe consacrarlo come erede dell'impresa familiare: liberare un vecchio stabile e supervisionarne la demolizione per fare spazio a un redditizio progetto immobiliare. A complicare i piani c'è Ursula (Greta Scarano), unica residente rimasta nell'edificio, una donna non vedente che si oppone con determinazione allo sfratto. L'incontro tra i due segue avviene nell’androne dello stabile. Davide si avvicina alla donna senza rivelarle la propria identità, fingendosi un tecnico del gas, e finisce gradualmente per entrare in contatto con una realtà distante dalla sua. Il film costruisce così una parabola morale fondata su un rovesciamento simbolico dichiarato: sarà proprio chi non vede a insegnare al protagonista a guardare davvero.

Fin dalle prime immagini, Chiesa insiste sul contrasto tra le diverse geografie della città. I voli di drone sulle periferie romane dialogano con le ville immerse nel verde e con i quartieri della borghesia più agiata, componendo un mosaico urbano in cui il tema della casa assume una dimensione politica oltre che affettiva. La demolizione di un edificio non rappresenta soltanto un'operazione economica, ma investe memorie, relazioni e forme di appartenenza.

Se questa dimensione sociale costituisce uno degli aspetti più interessanti del film, la sceneggiatura di Nicoletta Micheli – da un soggetto scritto con Edoardo Leo – tende progressivamente a spostare l'attenzione verso registri più concilianti, e la componente sentimentale prende il sopravvento. L'arrivo poi di personaggi secondari che accentuano la vena comica, tra cui il gruppo di operai guidato da Gian Marco Tognazzi, modifica il tono del racconto. La narrazione si avvita allora in una serie di sviluppi più improbabili, tra malintesi, tentativi di rapina e conversioni morali che finiscono per semplificare il conflitto iniziale.

In questo contesto, è soprattutto Greta Scarano a conferire credibilità emotiva all'insieme. L'attrice evita ogni compiacimento e costruisce un personaggio autonomo e combattivo, definito non dalla sua disabilità ma dal modo in cui affronta gli ostacoli quotidiani, i percorsi da memorizzare, i cantieri che alterano i suoi punti di riferimento. Una prova che è valsa all’attrice-regista (apprezzato anche il suo esordio dietro la macchina da presa, La vita da grandi, vincitore del Nastro d’argento l’anno scorso) il premio per la migliore interpretazione femminile assegnato dalla giuria internazionale del Taormina Film Festival presieduta da Jane Campion.

Piccolo miracolo è prodotto da No Name Entertainment e Alea Film con Rai Cinema, in collaborazione con Sky.

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