FILM / RECENSIONI Francia / Belgio
Recensione: La Bataille De Gaulle: j’écris ton nom
- La seconda parte del dittico di Antonin Baudry dedicato alla figura del Generale, epica come sempre, segue De Gaulle nella sua sete di libertà ma anche di sovranità per la Francia

Facendo seguito a La Bataille De Gaulle: l’âge de fer, svelato in prima mondiale fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, La Bataille De Gaulle: j’écris ton nom viene a chiudere questo episodio fondativo nell’esistenza del Generale e nel destino della Francia. Dopo l’esposizione del primo film, questo secondo capitolo fa avanzare in parallelo una serie di battaglie, tutte volte a instaurare la Francia libera, contro il nemico tedesco naturalmente, ma anche contro l’alleato americano. In questo secondo volet, che esce in Francia con Pathé questo venerdì 26 giugno e arriverà in Belgio il prossimo 3 luglio con The Searchers, ritroviamo dunque l’eroe così come immaginato dal regista Antonin Baudry, nel pieno della tempesta, nel gennaio 1943, mentre sono in corso i preparativi per la Conferenza di Casablanca, che potrebbe segnare il destino di una Francia posta sotto il controllo anglosassone.
Ma De Gaulle (Simon Abkarian) crede in una Francia libera e sovrana, ed è pronto, per realizzare questa speranza un po’ folle, ad affrontare in terra marocchina tanto il generale Giraud (Thierry Lhermitte), dignitario proposto dagli Stati Uniti che non esita a collaborare con i collaborazionisti, quanto il presidente Roosevelt (Campbell Scott), che ha un’idea ben definita di un’Europa dai confini ridisegnati, in cui l’Esagono verrebbe seriamente amputato a vantaggio di una "Nuova Vallonia" che farebbe da stato cuscinetto, amministrato dagli Stati Uniti. La sceneggiatura porta avanti in parallelo tre racconti. Quello del Generale, naturalmente, eroe inflessibile e scaltro animale politico che fa saltare la diplomazia per preservare gli interessi del suo Paese. Quello di Jean Moulin (Félix Kysyl), grande regista della Resistenza interna, il più giovane prefetto di Francia, la cui determinazione abbatte le divergenze ideologiche dei diversi capi della Resistenza, prima che la sua lotta venga raccolta dai suoi fedeli compagni. Infine quello del generale Leclerc (Niels Schneider), che nel deserto libico guida alla vittoria il suo battaglione composto in larghissima parte da soldati africani contro i panzer tedeschi, pur in superiorità numerica.
Se il primo capitolo aveva il compito di delineare il suo eroe intrepido ma impacciato, a metà tra Don Chisciotte e Captain France Libre, questo secondo episodio, molto più aspro, si concentra sui combattimenti, moltiplicando le scene epiche: dalle battaglie combattute in Francia dalla Resistenza interna, alimentata dall’energia e dal coraggio senza limiti della gioventù, a quelle in Africa, sottolineando di passaggio il ruolo dei contingenti africani nella futura liberazione del Paese. Nonostante la sua considerevole lunghezza e il finale prevedibile, la tensione non cala mai, stemperata occasionalmente dalla compostezza britannica di Churchill (Simon Russell Beale) o dagli inaspettati scambi di battute tra De Gaulle e Giraud o Roosevelt. Attraverso questo decisamente ambizioso blockbuster à la française si scrive un’altra storia della Seconda guerra mondiale, che prende le distanze dal racconto vittorioso degli Alleati per sottolineare che la lotta per la Francia libera si è combattuta anche contro Roosevelt e l’America, come testimonia quell’immagine della liberazione di Parigi in cui vengono messe in primo piano le truppe del generale Leclerc, piuttosto che i soldati americani delle immagini popolari.
Come La Bataille De Gaulle: l’âge de fer, La Bataille de Gaulle: j’écris ton nom è prodotto da Pathé Films, TF1 Films Production, Logical Pictures - Logical Content Ventures, Ness Films, Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma, Laurent Dassault Rond Point, Stags Participation II e dalla società belga Beside Productions. Le vendite internazionali sono affidate anche a Pathé Films .
(Tradotto dal francese)
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