Recensione: The Sunrise File
- L'opera di Rupert Wyatt e Emilie Phuong è un avvincente thriller storico di spionaggio la cui ambientazione contemporanea evita commenti significativi sui conflitti odierni

Presentato in prima mondiale al Festival internazionale del cinema d'animazione di Annecy, The Sunrise File è un thriller geopolitico diretto da Rupert Wyatt e Emilie Phuong. Il film è un ampio thriller di spionaggio che va dalla fine della Seconda guerra mondiale al processo a Klaus Barbie, portando gli spettatori da Parigi e Berlino a La Paz, Tel Aviv, Milano e Gerusalemme, mentre gli investigatori danno la caccia ad alcuni degli ultimi architetti dell’Olocausto ancora in vita. La storia si dipana su due linee temporali: nel presente, l’agente del Mossad Oded Ailam (doppiato da Brian Cox) cerca di far luce su un misterioso dossier della Seconda guerra mondiale, mentre, nel passato, la celebre cacciatrice di nazisti tedesco-francese Beate Klarsfeld (doppiata da Diane Kruger) e il marito, Serge Klarsfeld (doppiato da Yvan Attal), guidano una campagna lunga decenni per rintracciare i criminali di guerra nazisti e portarli davanti alla giustizia. Il film trae ispirazione principalmente dal caso di Klaus Barbie.
The Sunrise File vanta una post-produzione sorprendente. Il sound design, la colonna sonora e la palette cromatica complessiva sono particolarmente notevoli. Pur essendo visivamente gradevole, lo stile d’animazione non è particolarmente originale e, a tratti, abbiamo l’impressione che avrebbe potuto esprimere appieno il suo potenziale in una forma alternativa. La forza del film, tuttavia, risiede nel montaggio e nel modo in cui, di conseguenza, la storia si dispiega. La narrazione attraversa molteplici ambientazioni ed epoche, conferendole un ritmo dinamico che mantiene il pubblico coinvolto. Il lungometraggio di Wyatt e Phuong mira a raccontare una vicenda inserita in un contesto storico più ampio, concentrandosi su come numerosi esponenti nazisti si siano sottratti ai processi dopo la fine della guerra. La materia trattata è perturbante, e ne scaturisce un intreccio avvincente che costruisce una forte tensione drammatica per tutta la durata.
La principale criticità di The Sunrise File è che, pur raccontando una storia radicata nel passato, cerca anche di collegarla al presente attraverso il personaggio dell’agente del Mossad. Tuttavia, pur introducendo elementi contemporanei, il film evita di confrontarsi con il conflitto in corso a Gaza. Preferisce invece concentrarsi quasi esclusivamente sul racconto storico, pur includendo rimandi all’attualità. Per esempio, si accenna in televisione alla guerra in Ucraina e, nelle scene iniziali del film, si ascoltano commenti sull’attuale situazione in Israele e Palestina. Poiché il film inserisce deliberatamente questi riferimenti contemporanei, la scelta di non approfondirli o di non commentarli ulteriormente appare un po’ eccessivamente prudente. Ne deriva l’impressione che il film voglia riconoscere il contesto politico odierno senza però assumere una posizione significativa.
In definitiva, sarebbe forse stato più efficace ambientare la storia interamente nel passato, invece di intrecciarla al presente evitando però di confrontarsi più a fondo con le questioni contemporanee che vengono introdotte. Così com’è, il film risulta solo parzialmente compiuto o, meglio, lascia l’amaro in bocca per un’occasione potenzialmente sprecata di offrire una riflessione più ampia sullo stato attuale del mondo guardando all’ingiustizia al centro del racconto.
The Sunrise File è prodotto da Superprod (Francia) e Mélusine Productions (Lussemburgo). La società statunitense Republic Pictures cura le vendite internazionali.
(Tradotto dall'inglese)
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